Questi casertani sono davvero convinti di essere chissà chi. Nei giorni scorsi la Gazzetta di Caserta, un giornale che ha sede in quella località alla quale in maniera assai discutibile già viene concesso il titolo di “nostro” capoluogo di provincia, ha accusato esplicitamente la Sun (Seconda Università di Napoli) di essere razzista, ciò perché si fregia di avere il nome della metropoli partenopea e non quello di Caserta.

In quella cittadina ritengono che siccome molte strutture della Sun sono dislocate nel “casertano”, è un fatto “razzista” continuare ad usare il nome di Napoli e non quello di Caserta. Con toni meno accesi, tempo fa anche Mons. Nogaro, Vescovo di quella località, aveva sostenuto che bisognava cambiare nome all’ateneo chiamandolo Università di Caserta, che vergogna! Un prelato che pensa alla vanità campanilistica. Da quelle parti non si rendono conto che la Sun è stata concepita politicamente dai compianti aversani Antonio Ruberti e Tiberio Cecere, è dislocata su un territorio molto ampio che è “casertano” da un punto di vista forzatamente formale. Perché dovrebbe chiamarsi “Caserta” se due prestigiose facoltà sono anche ad Aversa? Già sopportiamo l’umiliazione di essere forzatamente in quella provincia, adesso per farsi pubblicità vogliono prendersi anche il nome dell’Università, che peraltro ha facoltà anche in altre città, tra queste anche le ultramillenarie Capua e Santa Maria Capua Vetere. A noi che abitiamo nell’Atellano, nel Giuglianese, nell’Aversano, nel Casalasco, sta bene il nome di Napoli, è una metropoli che il mondo intero riconosce come faro di civiltà, confà di più alla nostra storia, che certamente non è quella della Provincia di Caserta, un’entità creata sulla carta alla quale Aversa è sottoposta con la forza della legge. Bene ha fatto il Rettore Francesco Rossi a chiedere le scuse formali ed a minacciare di adire alle vie legali. Caserta vade retro!

Salvatore Pizzo

Di sal.piz