Un saluto ed un abbraccio circolare dal Vostro inviato: Gigino Scassacocchio. Anche oggi vi racconto i fatterelli più importanti avvenuti, nella scorsa settimana, al vicolo Papaccelle. La notizia che ha suscitato più commenti acidi è stata la rottura del fidanzamento, durato oltre tredici anni, tra Diego e Deborah, una coppietta conosciuta da tutti gli abitanti del vicolo. I due, si erano conosciuti sui banchi della prima media e si erano subito piaciuti.

Sembravano fatti l’uno per l’altra. Allegra, simpatica, studiosa, bellissima lei. Un bravissimo ragazzo, con poca voglia di studiare ma con tantissima voglia di lavorare lui. Tutto sembrava andare bene quando, un maledettissimo giorno, Deborah (che si faceva chiamare Debby) chiamò al telefono il suo Diego (per gli amici Dieguito). Il contenuto della telefonata fece gelare il sangue nelle vene di Dieguito: il padre di Debby voleva parlargli del loro matrimonio. A quel tempo Dieguito, per così dire, si “arrangiava”. Aveva interrotto gli studi in terza media per dare una mano al padre che aveva una piccola officina meccanica nel vicolo Papaccelle e, nei fine settimana, lavava i piatti nella Pizzeria ‘O Vicolo. Il padre di Deborah, invece, era uno dei più noti penalisti della città. Aveva difeso e fatto assolvere il gotha della criminalità locale. I peggiori assassini, rapinatori, strozzini, truffatori, spacciatori, trafficanti di organi, tutti erano passati nel suo studio.Doversi confrontare con una personalità così forte intimoriva Dieguito.La sera dell’incontro, per farsi coraggio, si era fatto accompagnare da un suo cugino: Lelluccio, soprannominato ”l’intellettuale”, in quanto era l’unico della famiglia ad essersi laureato (in carcere). Il padre di Debby venne subito al dunque. “Caro Diego, lo sai ti voglio bene come un figlio, ti ho accolto in questa casa con tutti gli onori ma…”. A quel ma, il sangue di Diego scese in sciopero, rifiutandosi di circolare. Riuscì solo a balbettare un “ehm…ehm”. Il padre di Debby lo incalzò. “Devi capire, mia figlia sta per laurearsi e un futuro roseo l’attende nel mio studio. Le ho già promesso di affidarle, come primo incarico, la difesa del “boia delle prostitute” (un serial Killer, reo confesso, che aveva mietuto più di venti vittime tra prostitute, travestiti e papponi ndr). “Tu, purtroppo, non hai “né arte né parte”. Sei solo un bravo ragazzo”. A questo punto Dieguito, come risvegliato da una doccia fredda, accennò ad una disperata difesa: “Ma… per la verità… io amo Debby… per lei sarei disposto a fare qualsiasi cosa… a cercarmi un lavoro più redditizio… mi dica cosa debbo fare… “. “Ma caro ragazzo, non capisci… il problema non sono solo i soldi… mia figlia sta per laurearsi e tu hai conseguito appena la terza media. Non posso consentire questo matrimonio”. Dieguito era sempre più disorientato. Il mondo sembrava crollargli addosso. Con lo sguardo cercò di far capire a Deborah che era necessario un suo deciso intervento. Debby capì e, alzandosi in piedi, rivolta a Dieguito disse: “Amore, mio padre non ha tutti i torti. La vita è dura. Tu cosa puoi offrirmi?”. A quel punto, un Diego stravolto, paonazzo in viso, ma straboccante di dignità ebbe solo la forza di dire: ”E’ vero la vita è dura per tutti, ma, per te, sarà durissima. Sono sicuro che tuo padre farà in modo di farti sposare uno stronzo che non ami, pieno di soldi e, sicuramente, con una fedina penale lunga così!”. Il mancato suocero gli urlò: “Questo non succederà mai. Lo giuro sulla testa della mia seconda ex moglie”. Diego lo guardò schifato, si voltò e si avviò verso la porta. Il bello, però, doveva ancora venire. Luigino “l’intellettuale”, l’amato cugino di Diego tirò fuori, dalla tasca posteriore dei pantaloni, il blocchetto degli assegni. Guardò negli occhi il padre di Deborah e disse: “L’amore non conta. La cifra scrivetevela Voi. Me la sposo io.” Il padre trasecolò. Stette una decina di secondi a pensarci e, cercato con lo sguardo, il consenso di Debby esclamò “Figli miei, benedico voi e la bellissima famiglia che presto formerete…”. …amen. Per oggi è tutto. A risentirci la prossima settimana. Un caro saluto, un abbraccio circolare ed una forte stretta di mano a tutti voi da Gigino Scassacocchio.

I nomi sono stati cambiati per ovvie ragioni ma, vi posso assicurare, l’episodio è realmente accaduto.

 Ugo Persice Pisanti