L’antico Castello di Casapozzano è in pericolo, lo denuncia Legambiente con un esposto inoltrato alla Direzione Regionale dei Beni Culturali, alla soprintendenza ai Beni Culturali, ai Carabinieri del Nucleo di tutela dei Beni Culturali e al Sindaco di Orta di Atella. L’associazione ambientalista ha denunciato il grave rischio alle strutture del Castello di Casapozzano,

la demolizione di un palazzo vicino, infatti, rischierebbe di compromettere la stabilità di un’ala del Casale, precisamente quella che ospita il bar affacciato sulla piazza del piccolo borgo. «Era nostro dovere -afferma Antonio Pascale, presidente del Circolo Legambiente Geofilos- far presente alle autorità preposte alla salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici la situazione di Casapuzzano. Il Borgo è un raro esempio di architettura rurale e la piazza, che i proprietari del castello fecero abbellire nel 1912 con tigli per offrire fresco e riposo ai contadini di passaggio, costituisce il cuore del quasi millenario villaggio. Oggi le ruspe sono arrivate fin qui e non sappiamo se e quando si fermeranno. Uno dei palazzi che si affacciavano alla piazza è stato già abbattuto per dar spazio, probabilmente a nuovi appartamenti. Si legge in una nota di Legambiente: “L’amministrazione di Orta di Atella, che è riuscita a creare forse il peggior esempio di urbanizzazione degli ultimi decenni, ora concede quest’ennesimo attacco al territorio. Speriamo che si riesca ad intervenire prima che sia tropo tardi e che la Soprintendenza avvii, come abbiamo chiesto, l’iter di istituzione del vincolo indiretto a tutta la piazza, ai sensi dell’art. 45 del Codice dei Beni Culturali». Le origini di Casapozzano risalgono al periodo dell’invasione dei Longobardi nell’Italia Meridionale. La prima feudataria fu una Berlengeria di Sangro, sposata a Rainaldo Accrocciamuro (o Accrozzamuro) di Aversa.Nel 1292 fu investita dei feudi di Casapuzzano e di Bugnano (Vugnano) Isabella Filangieri, vedova di Giovanni di Alverniaco. Nel 1495 i due villaggi furono dati a Francesco Seripando. Il feudo passò poi ai Capece-Minutolo, che fino a qualche anno fa hanno posseduto il palazzo ducale, vendendolo poi a imprenditori locali. Dal Giustiniani si rileva che nel 1648 gli abitanti furono tassati per 51 fuochi; nel 1795 il numero di questi era di 279; nel 1840 ammontava a 320; nel 1857 erano 180 . Ai quartinari tutto ciò non interessa, loro pensano solo ai quartini. Atella per la sua storia dovrebbe campare di turismo internazionale ma il piccolo cabotaggio locale porta gli “imprenditori” a fare solo case, che peraltro in molti casi sono anche brutte. Solo quelli che le comprano le vedono belle. Sarebbe troppo pretendere che si iniziasse a sfruttare le potenzialità del nostro territorio.

Salvatore Pizzo