Quando un bambino di scuola elementare usa spesso le mani nei confronti dei compagni e reagisce male nei confronti dei docenti che intervengono nei suoi confronti, il caso non è solo di competenza della scuola ma anche della giustizia e i docenti, che rivestono qualifica di pubblico ufficiale, dovrebbero informarne la Procura dei Minori competente per territorio.
Questo è l’orientamento della Procura dei Minori di Ancona, che ha deciso di intervenire in merito al caso di un alunno della scuola primaria che, armato di forbici, assumeva comportamenti violenti. La scuola non deve pensare di essere l’esclusiva depositaria della responsabilità e della competenza educativa, soprattuto in casi come questi, in cui vale l’obbligo di denuncia, come ha ricordato anche di recente il Ministro della Pubblica Istruzione, lo ha detto Ugo Pastore, capo della procura minorile del capoluogo marchigiano al Corriere della Sera. E’ giusto che quando i figli assumono certi comportamenti, i genitori vengano posti sotto la lente di ingrandimento della magistratura, gli insegnanti italiani spesso quando richiamano un bambino si trovano di fronte a dei genitori che non intervengono verso il figlio curandone l’educazione, si rivoltano contro il docente (che spesso dimentica di ricordare che esiste il reato di ingiuria ed oltraggio a pubblico ufficiale), ed è giusto che nell’interesse del minore intervenga d’autorità la legge. Considerando l’ignoranza normativa, specie quella relativa al diritto penale, in cui viene volutamente lasciato gran parte del personale scolastico italiano è difficile che quanto è stato auspicato dal magistrato anconetano avvenga. La competenza di un’insegnante non può entrare d’autorità in casa della gente, questo spetta ad altri.
Salvatore Pizzo