Richiamando l’avvenimento che da il nome alla chiesa, la “porta d’oro”, semidistrutta dagli ignoti che la danneggiarono per poter mettere le mani sulle pissidi presenti nel tabernacolo, è un bassorilievo di squisita fattura che concretizza il momento in cui l’arcangelo Gabriele annuncia la maternità di Maria rappresentandolo con la consegna alla donna del piccolo che nascerà da li a poco.

Realizzato nel settecento da un autore anonimo, il restauro dell’opera, effettuato da esperti del settore, è costato quattromila euro, ma non basta a riportare all’antico splendore la chiesa che ha necessità di essere recuperata prima che il tempo la deteriori ancora di più di quanto lo sia già. Per questo, dopo essere stata sottoposta al rifacimento dei tetti, avrebbe necessità di altri interventi. “Quali? Innanzitutto –dice don Franco- sarebbe necessario che venisse rifatto anche il tetto della sagrestia che è stato inspiegabilmente escluso dai lavori recentemente effettuati dal Comune come se non fosse un tutt’uno con la chiesa. E –aggiunge- si dovrebbe sistemare il lucernario che lascia passare l’acqua piovana. Poi dovrebbe essere riattintato completamente l’interno che presenta in moltissimi punti grosse macchie dovute all’umidità”. Ovviamente se per coprire la spesa di restauro della “porta d’oro” don Franco conta sulla collaborazione dei fedeli, non può fare altrettanto per gli altri lavori di cui il complesso ha bisogno. Per questi, probabilmente interverrà, il Comune, proprietaria di chiesa, arco e campanile, che avrebbe già chiesto un finanziamento regionale di 200mila euro. Ma è un si dice che al momento non trova conferma e che per l’esiguità della cifra non basterà certamente a garantire il recupero di un complesso che rappresenta il biglietto da visita della città per collocazione, importanza storica e ricchezza di contenuti artistici.

 ANTONIO ARDUINO