Sono passati quasi 17 anni dall’assassinio di Cinzia Santulli, era il 24 novembre del 1990 quando la giovane donna fu trafitta da ben 41 coltellate, dopo tanti anni la giustizia, quella degli uomini, ci ha consegnato un verdetto di colpevolezza chiaro, ma di difficile comprensione per chi non è avvezzo a frequentare i tribunali ed è sicuramente un caso particolare per coloro che studiano la giurisprudenza:
l’unico imputato per quel delitto è stato Ludovico Santagata, il quale è colpevole solo per la magistratura civile, mentre quella penale non lo ha sanzionato, ha scelto di fermarsi. Questa disparità abnorme è dovuta alla lacunosità del Codice di Procedura Penale, che non consente alle parti civili di rivolgersi direttamente alla Corte di Cassazione. La Procura l’unica che poteva compiere questo passo, nonostante le insistenze dei familiari della vittima, ha ritenuto di non impugnare la sentenza assolutoria dinnanzi alla suprema corte. Sia in primo grado che in secondo grado Ludovico Santagata è stato assolto per insufficienza di prove. I fratelli di Cinzia Santulli non si sono arresi, hanno proseguito la loro battaglia per la verità dinnanzi alla magistratura civile. Per ottenere che la verità Paolo e Raffaele Santulli hanno chiesto un un risarcimento danni simbolico, solamente una lira. Santagata è stato condannato già l’8 maggio del 2002, lui a differenza della famiglia Santulli, ha avuto una possibilità in più, ha potuto impugnare la sentenza del giudice civile fino ad arrivare alla Corte di Cassazione ed i supremi giudici hanno confermato il verdetto, quindi l’individuo è definitivamente responsabile dell’omicidio, anche se non penalmente, tanto che ne deve risarcire i danni. Un paradosso che si commenta da solo. I fratelli di Cinzia Santulli hanno ottenuto faticosamente e formalmente giustizia, che solo per vie traverse e di fronte alla caparbietà di chi non si arrende ci ha detto che Ludovico Santagata, innocente e libero di aggirarsi tra noi, è l’unico responsabile di quel delitto.
Salvatore Pizzo