Per la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione il mobbing non è reato (Sentenza 33624 del 29 agosto 2007). Però se non è reato, il mobbing i reati li provoca. E’ quanto ha stabilito il tribunale sammaritano che il 27 novembre ha condannato a due mesi di reclusione, aggiungendo l’interdizione dai pubblici uffici per un anno, il pagamento delle spese processuali e dei danni prodotti al querelante,

per omissione di atti d’ufficio uno dei funzionari dell’Asl di Aversa coinvolti nella vicenda giudiziaria avviata nel 2001 dal chirurgo ortopedico Nazario Di Cicco contro la direzione dell’azienda sanitaria. Colpevole -a suo dire- di aver creato nei suoi confronti una situazione di mobbing per aver “osato” denunciare disfunzioni presenti nell’ospedale Moscati, in cui sette anni fa prestava servizio, che impedivano di garantire all’utenza la giusta e dovuta assistenza. Una denuncia costata allo specialista la vita professionale e il posto di lavoro dato che, dopo essere stato allontanato dal reparto e dalla sala operatoria, per essere collocato in ambulatori periferici ed uffici, da qualche mese non riceve più lo stipendio. Ma chi la dura la vince e alla fine Di Cicco ha vinto. Nel primo dei due procedimenti avviati contro l’Asl il giudice gli dato ragione, condannando la mancata risposta alla richiesta ufficiale avanzata dall’ortopedico per sapere dove fossero finiti i suoi buoni pasto. Così se tanto mi da tanto, considerando che altri giudici hanno descritto il mobbing come “un comportamento in cui un’ individuo è –tra l’altro- oggetto ripetuto di soprusi in ambito lavorativo o professionale, da parte di superiori o colleghi” la condanna emessa dal tribunale samaritano all’autore di uno di questi “soprusi” da spazio all’ipotesi che a gennaio il secondo procedimento si concluda con la condanna dell’ex manager dell’Asl di Aversa, denunciato dall’ortopedico quale primo responsabile della condizione di mobbing di cui è stato vittima. ANTONIO ARDUINO