Siamo alle solite, quando a scuola si presentano certi elementi, avvezzi a comportamenti incivili, la colpa è sempre degli insegnanti mai delle famiglie che la legge evita quasi sempre di perseguire, invece per i docenti è sempre pronta la denuncia, con tutti gli annessi che una sventura simile compporta. Quanto è avvenuto qualche giorno fa in una classe della scuola media ‘Papa Giovanni XXIII’ di Sant’Antimo ha dell’assurdo:

mentre gli alunni erano divisi in gruppo per delle attività didattiche, alcuni di loro approfittando che l’insegnante stesse seguendo altri loro compagni, hanno pensato di cimentarsi una gara di virilità, hanno aperto le lampo delle braghe ed hanno misurato chi avesse il pene più lungo. Una bravata fulminea, che però è arrivata alle orecchie dei poliziotti del Commissariato di Frattamaggiore, i quali hanno segnalato al Tribunale dei minori cinque studenti, tre di 12 anni e due di 13, che peraltro hanno meno di 14 anni e quindi non sono nemmeno imputabili. A pagare l’onta di questo comportamento, per adesso, è anche la malcapitata insegnante, denunciata in stato di libertà per atti osceni in luogo pubblico, come se la colpa fosse sua ed a spogliarsi fosse stata lei. Ai genitori di questi ragazzi, almeno per adesso, non è stato contestato nulla, i sindacalisti non sono per nulla scesi in campo a difendere pubblicamente il fatto che un docente è anche un’autorità dello stato: il docente è un pubblico ufficiale e bisogerebbe dotarlo di poteri cogenti nei cofronti delle famiglie, dovrebbe avere anche dei poteri esecutivi, rappresenta lo stato nell’esplicazione di una sua funzione fondamentale, l’istruzione. Bisogna agire legamente anche contro certi genitori, devono rispondere legalemente dei comportamenti dei figli, le famiglie devono avere non solo l’obbligo morale, ma anche quello giuridico di mandare dei ragazzi educati a scuola. Il dovere della scuola non è quello di sostiuirsi a mamme e papà, bensì quello di fornire il servizio pubblica istruzione. Dopo un episodio di questo genere si decide di indagare l’isegnante e non i genitori, loro non hanno responsabilità? L’insegnante che potere ha in un caso come quello di Sant’Antimo, oltre a quello istituzionale di comunicare che quei comportamenti non sono tollerabili, cos’altro poteva fare? Se per difendersi, agisse contro i genitori di quegli alunni lo dovrebbe fare in proprio.

Salvatore Pizzo Sostenitore del movimento di pensiero “Docenti, autorità dello stato che forma”