Sta continuando davanti alla sesta sezione del Tribunale di Roma, nel processo che vede imputati nove persone, tra cui quattro ultrà del gruppo Irriducibili, della Lazio, accusati di aggiotaggio informativo e as¬sociazione a delinquere finalizzata alla tentata estorsione, quali presunti complici della fallita scalata alla società biancoceleste da parte dellex calciatore Giorgio Chinaglia, che secondo le accuse avrebbe agito illecitamente per rilevare la Lazio, al fine di riciclare soldi del Clan dei Casalesi che in questo modo sarebbe entrato in Borsa.
E stato ascoltato Claudio Lotito, presidente della Lazio, che ha ha spiegato di aver per la prima volta hai vertici degli Irridu¬cibili nellestate del 2005, ed in quella occasione avrebbe negato lelargizio¬ne dei biglietti omaggio e il finanziamento delle coreogra¬fie allo stadio. Da qul momento iniziarono pesanti contestazioni. «In breve la situazione degenerò – ha spiegato ancora Lotito – arrivarono minacce e intimidazioni». «A mio marito ho sempre detto togliti questo cancro da casa», ha detto Cristima Mezzaroma consorte di Lotito anche lei ascoltata nel processo, la donna ha raccontato di aver ricevuto una telefonata: Sappiamo che sei a Sabaudia che è vicino al Circeo e tu ricorda che cosa è successo al Circeo. La prima sentenza per il presunto tentativo di scalata alla della Lazio da parte del Clan dei Casalesi, è arrivata nei mesi scorsi quando l’ungherese Szlivas Zoltan, che secondo gli inquirenti si presentava come rappresentante di una cordata interessata all’acquisto della compagine biancoazzurra (secondo gli inquirenti in realtà era il Clan dei Casalesi) è stato condannato, col giudizio abbreviato, a 2 anni e 6 mesi di reclusione per aggiotaggio informativo e ostacolo all’attività di controllo della Consob. Nell’inchiesta, oltre a Chinaglia, Zoltan e i quattro ultras della tifoseria laziale, sono coinvolte altre cinque persone. Stando alle tesi degli inquirenti, Chinaglia avrebbe fatto da emissario per conto di una non meglio precisata cordata finanziaria, che nel 2005 era interessata a rilevare la Lazio, e secondo i magistrati della Procura di Roma per raggiungere il suo scopo, questa cordata avrebbe fornito false notizie al mercato, sottoponendo il titolo del club capitolino ad oscillazioni artificiose. Nel corso delle indagini è stato ferito con tre colpi di pistola proprio uno dei capi degli ultrà della Lazio che è tra gli indagati, l’uomo è ritenuto tra coloro che minacciavano il presidente della società biancoceleste Claudio Lotito per indurlo a cedere il club, la cui acquisizione secondo la Procura di Roma interessava appunto al Clan dei Casalesi. Alla porta di Fabrizio Toffolo, 42 anni, tra i leader degli Irriducibili, era da poco agli arresti domiciliari, quando porta della sua abitazione si sono presentati due uomini travestiti da poliziotti che fingendo un controllo fecero fuoco. Chinaglia, secondo gli inquirenti avrebbe fatto da emissario, ufficialmente per conto dellimprenditore Giuseppe Diana che gli avrebbe affidato di compiere loperazione del valore di circa 24milioni di euro. Contemporaneamente a ciò, alcuni capi della tifoseria laziale avrebbero avuto il compito di rendere la vita difficile al Presidente Lotito per indurlo a lasciare. Chinaglia non ha mai smentito di aver fatto da emissario in buona fede, riferendo però di non sapere tutto il resto. Stando alle accuse i soldi per compiere loperazione, ben 24 milioni di euro, dovevano arrivare dallUngheria, li avrebbe messi a disposizione Zoltan Szilivas, ma la tesi accisatoria sostiene che il vero titolare del capitale sarebbe stato limprenditore Diana, che gli inquirenti ritengono vicino ai Casalesi e coinvolto anche nellinchiesta che riguarda la gestione del Consorzio rifiuti eco 4. Giorgio Chinaglia è stata una delle bandiere del tifo biancoceleste, ne era il goleador quando la squadra vinse lo scudetto nel 1974, è soprannominato Long John perchè è nato in Galles dove i genitori erano emigrati. Salvatore Pizzo