Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Terra di Lavoro, Carmelo Burgio, che prima di arrivare dalle nostre parti è stato in missione a Nassirya in Iraq ha paragonato la situazione del nostro territorio a quella irachena. In un intervista a Io Donna ha detto testualmente: «Con una differenza però. Qui è ancora peggio che a Nassiriya nel 2004. Là almeno gli iracheni ci dicevano grazie quando noi militari riuscivamo a catturare un bandito e portare un po’ d’ordine.

Qui neppure quello» – e con amara ironia dice – «Tutto sommato il salto è stato meno alto di quanto potessi pensare». In Campania il grado di permeazione della Camorra nella politica è enorme, e ciò interessa anche i carabinieri, negli ultimi quattro anni un cinquantina di carabinieri sono stati licenziati, spostati di sede, e sei addirittura arrestati per collusioni con la malavita. Dati inquietanti si registrano anche per quanto riguarda la Polizia. Scrive Lorenzo cremonesi: “Nel passato venne perquisita la basilica di Casapesenna, un villaggione che confina a sud con la municipalità di Casal di Principe. Si sospettava che uno dei boss latitanti, Michele Zagaria (alla macchia da dodici anni), dopo averne sovvenzionato la costruzione vi avesse scavato un covo segreto nelle fondamenta. Ma fu un blitz veloce, poco accurato, poiché intervenne il vescovo, scatenando un piccolo incidente diplomatico con la Santa Sede. Da allora le forze dell’ordine rimangono alla larga e il sospetto permane. Si trovano anche sconosciuti della lotta quotidiana alla camorra.” Il giornalista insieme al luogotenente Giuseppe Iatomasi ha visitato anche uno degli ultimi covi scoperti, quello di Raffaele Diana, noto come “Rafilotto”, A San Cipriano d’Aversa. «Nell’ultimo decennio la camorra ha creato sistemi alla Diabolik per monitorare polizia e carabinieri. Uno dei nostri metodi è gettare secchiate d’acqua sui pavimenti delle costruzioni sospette per controllare che non sparisca nei covi sotterranei. Ma loro hanno reso i pavimenti stagni, con guarnizioni che fermano il defluire dell’acqua e attutiscono i rumori» ha detto Iatomasi mostrando le foto di un covo. Cremonesi ha ricordato che nel covo che fu di Mario Iovine, a Casal di Principe: “Un passaggio segreto si apriva tra le bottiglie di vino in cantina e conduceva a un primo appartamento di dieci metri sotto terra. Nel caso i carabinieri l’avessero scoperto, da questo livello si scendeva a un secondo bunker, e da qui a un corridoio lungo oltre cento metri che sbucava in un’autorimessa dove erano sempre pronte una Vespa e un’auto per la fuga”.

Di red