Mentre i giornalisti
del nostro territorio rischiano la pelle,
un attore “Casalese” andava in giro a chiedere
il regalo per i carcerati
Qualcuno che lamenta di essere stato minacciato dalla Camorra per aver scritto cose che i cronisti del nostro territorio scrivono da decenni, in occasione del Festival della Letteratura di Mantova, approfittando della ribalta dovuta ad una sapiente pianificazione delle attività di comunicazione utile per piazzare e pubblicizzare prodotti editoriali, aveva accusato i giornali dove lavorano i nostri coraggiosi ed anonimi, colleghi di collegamenti con i camorristi. Quei giornali certamente non sono il massimo, per carità, ma accusarli di cose così gravi non è edificante, considerando che i cronisti di nera e di giudiziaria che vi lavorano, hanno il fegato che qualcun altro che gira con la scorta, seppur atteggiandosi ad icona anticamorra, non ha. Intanto le cronache di questi giorni ci dicono che altri che fanno gli “anticamorristi” hanno lavorato con i camorristi:
è finito di nuovo in carcere Giovanni Venosa, uomo ritenuto vicino al Clan dei Casalesi dove ha avuto un ruolo preminente lo zio Luigi Venosa detto “O’ Cucchiere”. Nel film “Gomorra” interpreta il capo zona giovane dai capelli rossi, che viene infastidito da giovani “cani sciolti” che vengono uccisi dopo aver compiuto vari sgarri. Venosa, l’attore scritturato dai gomorristi, già in passato era stato arrestato per una storia di tangenti imposte alla darsena di Pinetamare, poi è finito in una casa di lavoro di Modena su richiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, ma come appena è ritornato in zona per un permesso premio, è stato pizzicato dai carabinieri a chiedere il “regalo per i carcerati” ad alcuni commercianti della zona. Alcuni mesi fa il pentito Maurizio Prestieri, aveva raccontato di aver riconosciuto tra le comparse due facce a lui note, secondo lui erano stati pusher ai suoi ordini. Ma questo è il meno: il pentito Oreste Spagnuolo, uno dei presunti autori della strage di Castelvolturno, ha fatto arrestare Bernardino Terrcciano 53 anni di Villa Literno, nel film ha interpretato “Zi Berandino” il vecchio boss senza voce che, proprio insieme al personaggio interpretato da Venosa, organizza un duplice omicidio, anche lui sarebbe legato al Clan dei Casalesi anche nella realtà, ad avere problemi con la giustizia è stata anche un’altra comparsa S.F.. Gomorra, come capita a tante altre attività che arrivano nella nostra zona ha fatto lavorare la gente del posto, un rispetto che nella zona Casalese è particolarmente osservato.
Salvatore Pizzo
è finito di nuovo in carcere Giovanni Venosa, uomo ritenuto vicino al Clan dei Casalesi dove ha avuto un ruolo preminente lo zio Luigi Venosa detto “O’ Cucchiere”. Nel film “Gomorra” interpreta il capo zona giovane dai capelli rossi, che viene infastidito da giovani “cani sciolti” che vengono uccisi dopo aver compiuto vari sgarri. Venosa, l’attore scritturato dai gomorristi, già in passato era stato arrestato per una storia di tangenti imposte alla darsena di Pinetamare, poi è finito in una casa di lavoro di Modena su richiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, ma come appena è ritornato in zona per un permesso premio, è stato pizzicato dai carabinieri a chiedere il “regalo per i carcerati” ad alcuni commercianti della zona. Alcuni mesi fa il pentito Maurizio Prestieri, aveva raccontato di aver riconosciuto tra le comparse due facce a lui note, secondo lui erano stati pusher ai suoi ordini. Ma questo è il meno: il pentito Oreste Spagnuolo, uno dei presunti autori della strage di Castelvolturno, ha fatto arrestare Bernardino Terrcciano 53 anni di Villa Literno, nel film ha interpretato “Zi Berandino” il vecchio boss senza voce che, proprio insieme al personaggio interpretato da Venosa, organizza un duplice omicidio, anche lui sarebbe legato al Clan dei Casalesi anche nella realtà, ad avere problemi con la giustizia è stata anche un’altra comparsa S.F.. Gomorra, come capita a tante altre attività che arrivano nella nostra zona ha fatto lavorare la gente del posto, un rispetto che nella zona Casalese è particolarmente osservato.
Salvatore Pizzo
Quest’articolo è stato postato originariamente con alcune parti del testo cancellatesi durante le fasi dell’impaginazione, era stato impaginato la prima volta il 5 gennaio, chiediamo scusa ai lettori per l’inconveniente.