Gli avvocati del Ministero
della Pubblica Istruzione rappresentino ai giudici
la giurisprudenza della Cassazione

Una situazione controversa rischia di mandare in tilt la scuola italiana, che risiede anche in una strana strategia difensiva fino ad oggi adottata dai legali del Ministero della Pubblica Istruzione davanti alla giustizia amministrativa, esiste una sentenza a sezioni unite della Cassazione che potevano porre all’attenzione dei giudici e per adesso pare che ciò non si avvenuto. Fino a qualche anno fa ogni volta che c’era l’aggiornamento delle graduatorie “ad esaurimento”, da cui attingere i docenti da immettere in ruolo o da nominare per supplenze annuali su posti vacanti, gli aventi diritto potevano spostarsi da una provincia ad un’altra, ma questa possibilità è stata cancellata dal Ministero e con il fatto che molti insegnanti del Sud sono rimasti senza lavoro, perché il governo ha deciso di tagliare posti colpendo indiscriminatamente proprio certe aree del paese, ha prodotto che molti nella speranza di poter continuare a lavorare a tempo determinato, come fanno da anni, impugnassero i provvedimenti che sanciscono il divieto di mobilità, che adesso consentono solamente di essere inseriti in “coda” nelle graduatorie di tre province diverse da quella di provenienza. Gli interessati si sono rivolti al Tar che ha dato loro ragione con un’apposita ordinanza, in attesa del successivo giudizio di merito, e poi al Consiglio di Stato, che in attesa del giudizio ha confermato l’ordinanza di primo grado imponendo al Ministero di adeguarsi. Ciò ad anno scolastico ampiamente iniziato, con il rischio di far saltare nomine già conferite ed addirittura assunzioni in ruolo. Uno dei tanti pasticci all’italiana, eppure gli avvocati dello stato che rappresentano il Ministero, dovrebbero ben sapere che la sentenza numero 14290 del 20 giugno 2007, della Cassazione a sezioni unite stabilisce che le controversie riguardanti le graduatorie scolastiche, rientrano nella competenza del giudice ordinario e non di quello amministrativo, presentando questa eccezione probabilmente il Tar si sarebbe dichiarato incompetente e la babele di oggi, almeno per adesso, sarebbe stata evitata. Il governo sta pensando ad una norma ad hoc per evitare l’empasse, anche perché c’è a tutelare chi è stato già assunto. Il Consiglio di Stato ha nominato Luciano Cannerozzi de Grazia commissario ad acta per attuare la sentenza, che interverrà se entro 30 giorni il Ministero non farà nulla, lo ha deciso la III sezione bis del Tar del Lazio presieduta da Evasio Speranza. Il Ministero, in attesa del giudizio di merito, aveva preferito inserire i vincitori “con riserva” nelle graduatorie ove volevano trasferirsi, ma non è bastato. I politici anziché conferire più cattedre per migliorare il servizio ed evitare una guerra tra poveri, per adesso straparlano solamente. Anche la gran parte di quelli che perderanno il lavoro in virtù dei ricorsi, sono docenti sradicatisi dal Sud per lavorare e soprattutto precari.
Salvatore Pizzo

docente di scuola primaria statale
giornalista di cronaca giudiziaria