In vista della scadenza del termine per le candidature dalle quali sarà individuato il nuovo presidente dell’ente Invalsi, (carrozzone pubblico fino ad oggi guidato da soggetti nominati dalla politica), si moltiplicano gli interventi di chi vuole difendere l’indifendibile. Tutti fanno finta che il caporalato nelle scuole introdotto che l’affaire Invalsi ha prodotto non esista.
Una vergogna che forse non ha eguali nel mondo, un ente pubblico che ha di fatto basato la sua (forse velleitaria) attività, quella di valutare la scuola italiana, sul fatto che la gente lavori per esso gratuitamente e sotto minaccia (quella di provvedimenti disciplinari la cui impugnazione, spesso è economicamente svantaggiosa per i malcapitati). Tutti i tifosi della gestione fino ad oggi avuta da questo ente, che a taluni prescelti ha ovviamente dispensato delle laute prebende ovviamente sono in fibrillazione: se a guidare il baraccone ci andrà uno che non è della loro “area” le cose potrebbero cambiare. Sono gli stessi che parlano di “merito” per gli altri, ma che spesso occupano poltrone per nomina politica e per giunta fanno finta che questo generalizzato clima intimidatorio non esista. I caporali che in certe campagne vanno reclutando braccia a poco prezzo, per il lavoro nei campi si comportano meglio dell’Invalsi, seppur con pochi spiccioli almeno pagano gli sventurati che sono costretti ad accettare. L’Invalsi, per il tramite dei tanti cortigiani che brulicano sistema scolastico italiano, negli ultimi anni ha fatto in modo che i presidi reclutassero i docenti, per lavorare forzatamente gratis come amanuensi e burocrati a favore di esso. Eppure l’Invalsi è un ente da cui i docenti formalmente non dipendono. In un contesto di questo genere è da prestare attenzione a quanto affermato da Gianni Bocchieri, direttore generale Invalsi dal febbraio 2012 al maggio 2013, in un’intervista rilasciata al giornale centrista “Formiche”. Il commercialista che attualmente collabora con la giunta lombarda, e che vanta nel suo curriculum esperienze importanti anche nel settore del lavoro interinale, ambito in cui ovviamente si dà per scontato che bisogna pagare chi lavora, parlando di uno degli ex presidenti dell’Invalsi, il banchiere (Banca d’Italia) Piero Cipollone, ha detto: “A Cipollone va il merito del passaggio dal metodo campionario al metodo censuario ovvero del passaggio dall’analisi di alcune scuole campione alla totalità delle scuole (…)”. Già senza pagare le persone tutto si può fare. A Parma per quanto possibile continueremo a porre la questione cercando di fare in modo che crei implicazioni nella politica locale, i capi locali delle formazioni politiche non possono starsene a fare le belle statuine.
Salvatore Pizzo
Coordinatore Provinciale Gilda Unams – Parma
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