Pubblicato in data 03/feb/2014
Quando una legge è ingiusta il popolo ha il diritto di ribellarsi cit. Sandro Pertini (Pres. Repubblica) Articolo 340 c.p.p interruzione pubblico servizio, con l’aggravante sito di interesse nazionale I fatti risalgono al 9 dicembre 2007, insieme ad un gruppo di manifestanti interrompeva lo sversamento di rifiuti Sette anni dopo lo Stato gli presenta il conto. In sede giudiziaria, ovviamente. La legge è legge ed in quanto tale va rispettata. Protagonista di questa kafkiana vicenda è Antonio Arzillo, trentaseienne, responsabile del Centro Sportivo Fiamma, per difendere il proprio territorio, l’area giuglianese, dallo sversamento di rifiuti, in alcuni casi anche tossici, dovrà rispondere del reato di interruzione di servizio pubblico, una sorta di ‘delitto’ contro un’attività che in molti considerano dannosa per la salute pubblica. Tutto questo accadeva sin dal 2007, lontano dai clamori. Anni di battaglie che con il tempo trovano il giusto ‘conforto’ nelle dichiarazioni di alcuni pentiti di camorra che confermato la pericolosità dei rifiuti smaltiti in terreni che restano, il più delle volte, irrimediabilmente compromessi in termini di inquinamento. Un danno ingente per l’attività agricola, unica fonte di sostentamento di centinaia di famiglie. Proposta: chiediamo un atto di grazia per i denunciati nell’ambito delle manifestazioni inerenti la terra dei fuochi. Si tratta di condotte, seppur materialmente, integrano gli estremi di rilevanza penale devono riconoscersi non punibili, in quanto commesse da chi è stato costretto a difendere i diritti fondamentali ed irrinunciabili come la difesa della vita, la salute e l’ambiente. Dall’atto di grazia dovrebbero ritenersi esclusi quei reati, eventualmente commessi, con armi e con atti di violenza, e che non si sono limitati a forme passive di resistenza.
{fcomment}