La comunità di San Cipriano d’Aversa è in lutto per la morte di Iolanda del Villano, 47 anni.

Ad annunciare con dolore la prematura perdita, sopraggiunta dopo una coraggiosa battaglia contro un carcinoma che non le ha lasciato scampo, è stata la Fondazione UALSI Onlus. Un percorso arduo e sofferto che Iolanda ha affrontato con straordinario coraggio e determinazione, ma che alla fine l’ha strappata all’affetto dei suoi cari.

“La notizia ha colpito profondamente quanti hanno conosciuto e condiviso con lei un percorso fatto di fede, impegno e solidarietà concreta. Iolanda – ricordano dalla Fondazione – ha lasciato questa terra per essere accolta in Paradiso nelle braccia della Vergine Maria, alla quale era profondamente devota. Una fede autentica, la sua, testimoniata fino agli ultimi giorni.”

Rimane viva nella memoria di tutti per il suo sorriso, la generosità e l’amore verso gli altri che riusciva a esprimere attraverso ogni piccolo gesto. La 47enne partecipava attivamente alle iniziative solidali dell’associazione: cucinava, preparava e distribuiva viveri e vestiti ai senzatetto, offrendo conforto sotto le stazioni e in alcuni dei luoghi più difficili del territorio. Un servizio silenzioso ma instancabile, svolto con umiltà e dedizione.

Iolanda nutriva un amore immenso per la sua famiglia, che rappresentava per lei il valore più importante. Il marito Massimo, i figli Nicola e Antonio, la mamma Maria e i fratelli Vincenzo ed Emilio, affrontano oggi il difficile momento del distacco, portando nel cuore il peso della sua mancanza.

I funerali si sono svolti lunedì scorso nella parrocchia di San Giuseppe a San Cipriano d’Aversa, gremita di persone riunite per porgerle l’ultimo saluto.

Il fratello Vincenzo, distrutto dal dolore ha così commentato la terribile perdita: “Vorrei che non venisse mai dimenticata per tutto il bene che ha fatto”,  restituendo l’immagine di una donna che non è stata solo una presenza familiare, ma un vero e proprio pilastro per la sua comunità.

San Cipriano d’Aversa e la parrocchia di San Giuseppe perdono una figura che, a quanto traspare, ha saputo tradurre la fede e l’impegno civile in azioni concrete. “Trasformare il dolore in memoria è il modo più potente per far sì che quel ‘bene’ continui a germogliare anche in sua assenza”, ha concluso il fratello.