La prima italiana della Demofoonte di Niccolò Jommelli, va in scena al Teatro Alighieri di Ravenna questa sera (venerdì), con repliche il 5 e il 7, l’orario è semprealle 20.30. L’opera è stata scelta da Riccardo Muti nell’ambito del progetto dedicato alla riscoperta della grande scuola napoletana del Settecento, della quale i gli aversani Domenico Cimarosa e Niccolò Jommelli furono i pilastri principali. L’anno scorso Muti al Ravenna Festival propose il Ritorno di don Calandrino, un’altra delizia del genio cimarosiano. Demoofonte è stata prodotta oltre che dal Ravenna Festival, anche dal Festival di Pentecoste di Salisburgo e dall’Opéra national de Paris, verrà interpretata dall’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e un cast di giovani interpreti, la regia è di Cesare Lievi, affiancato da Margherita Palli per le scene, Marina Luxardo che firma i costumi e Luigi Saccomandi alle luci. Il libretto fu scritto da Metastasio per la corte di Vienna nel 1733 ha un elevato numero di versioni, se ne contano almeno 73 di diversi compositori fra i quali Gluck, Galuppi, Hasse, Paisiello, Piccinni, Cimarosa e, probabilmente, Vivaldi. Jommelli ne scrisse ben 4 diverse versioni. Quella riproposta all’Alighieri è la quarta, fu rappresentata al San Carlo di Napoli il 4 novembre 1770, dove Jommelli tornò dopo una vita passata nei più celebri teatri d’Europa, in particolare al servizio del duca Carlo Eugenio di Württemberg. Il Demofoonte è un dramma incentrato sulle vicende dei coniugi Dircea e Timante che ruotano attorno a un efferato e misterioso sacrificio umano, un presunto incesto, un incredibile scambio di neonati. «Demofoonte, tre ore di musica sublime che ha il suo punto di forza nelle arie e nei recitativi accompagnati che conducono il complicato intreccio drammaturgico all’inaspettato, ma per quei tempi convenzionale, lieto fine – ha detto Riccardo Muti – è un’opera molto complessa dal punto di vista della struttura; senza coro, ma con moltissime arie di grande espressività, lunghe e precedute da eloquenti introduzioni orchestrali, testimonianza di una scrittura elaborata, colta e intellettuale; mentre le parti vocali sono molto ardue e sottopongono i cantanti a prove di grande virtuosismo: ci troviamo infatti nel periodo aureo dei castrati di cui Napoli era la fucina più importante». Gli artisti che offriranno la loro voce sono: Valer Barna-Sabadus (Adrastro), Antonio Giovannini (Matusio), i soprani Maria Grazia Schiavo (Dircea), Josè Maria Lo Monaco (Timante), Eleonora Buratto (Creusa) e Valentina Coladonato (Cherinto) e il tenore Dimitri Korchak nei panni del protagonista Demofoonte. L’accompagnamento è della clavicembalista Speranza Scappucci.