Sono uomini con gli attributi i 13 individui arrestati ieri in esecuzione di un’ordinanza cautelare del Gip del Tribunale di Napoli, Anna Grillo

Questi personaggi nonostante il business che nel nostro territorio si potrebbe mettere in piedi, con il turismo culturale, naturalistico ed enogastronomico, si erano messi ad importare illegalmente rifiuti pericolosi che aziende dell’opulento Nord gli avevano affidato in cambio di qualche soldo e li sversavano nel nostro territorio. Gente “che conta” che voleva far soldi, senza capire che sono nati su una miniera d’oro che si chiama Campania Felix, sono ignoranti spesso non hanno un’istruzione decente. La vasta operazione, che ha come base principale Acerra, ma ache interessa anche Giugliano e Qualiano, ha portato a circa 100 perquisizioni in tutta Italia e al sequestro di otto impianti di trattamento e smaltimento rifiuti, nonché di circa 4 milioni di euro di somme pretese dal gruppo Pellini nei confronti del commissariato di governo per emergenza rifiuti per prestazioni nel settore della gestione dello smaltimento dei rifiuti. Il Gip ha anche disposto l’interrogatorio per altre due persone per applicare la sospensione dall’esercizio della funzione e della professione. Uno degli indagati, infatti, è un maresciallo dei carabinieri. Si tratta di Salvatore Pellini che è ritenuto il gestore di fatto del gruppo che amministrava il traffico illecito di rifiuti pericolosi e altamente nocivi per la salute. Inoltre il comandante della stazione dei carabinieri di Acerra Giuseppe Curcio, secondo gli inquirenti sarebbe stato stretto contatto con la famiglia Pellini, al punto da falsificare un verbale di interrogatorio nell’ambito di un procedimento penale. L’impianto di compostaggio di Acerra, gestito dai fratelli Pellini aveva, inoltre, autorizzazioni false, certificazioni tecniche ed amministrative fasulle rilasciate da funzionari della pubblica amministrazione compiacenti. Anche i certificati di analisi dei rifiuti esibiti al Noe sono risultati falsi. Tutti i rifiuti, infatti, passavano dagli impianti solo sulla carta, secondo la tecnica del "giro bolla". La spazzatura, proveniente da grosse aziende del Nord, da Cascina in provincia di Pisa e da Marghera, in provincia di Venezia, veniva intermediata dalle società del gruppo Pellini (cinque in totale) e poi smaltita nei siti di Bacoli, Giugliano e Qualiano, tutte in provincia di Napoli. Grazie all’aiuto di filmati effettuati dal Corpo forestale dello Stato, si è potuto anche verificare lo sversamento di tonnellate di rifiuti liquidi direttamente nei Regi Lagni, l’antico sistema fognario borbonico che sversa direttamente a mare. Le forze dell’ordine hanno potuto verificare che sono stati sversate migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi contenenti diossina, amianto, olii minerali esausti, quote di distillazione: tutti ritenuti cancerogeni. E’ emerso, inoltre, che diversi quantitativi di rifiuti altamente tossici sono stati triturati e mischiati insieme a rifiuti organici, per poi essere utilizzati come ‘compost’ ossia materiale utilizzato per concimare i terreni. Un esempio, che è stato ricordato durante una conferenza stampa che si è svolta questa mattina presso la Procura di Napoli è rappresentato da alcuni pezzi di tubi impregnati di gas pericoloso sversati lecitamente dalla Napoletana Gas presso la ditta Pellini. Questi tubi sono stati cosparsi di benzina, triturati e bruciati e poi mischiati ad altri rifiuti per poi essere utilizzati come fertilizzanti in terreni soprattutto del napoletano come Giugliano ed Acerra. Dalle indagini è emerso che questi terreni producevano ortaggi e verdure "mostruosi" e ovviamente pericolosissimi per la salute (Povera Campania Felix!). Il giro d’affari è risultato enorme: i rifiuti gestiti abusivamente, negli ultimi tre anni, ammontano a circa un milione di tonnellate, con conseguente giro di affari per 27 milioni di euro e di 750mila euro di evasione dall’eco tassa, gli indagati, infatti, hanno emesso fatture false per un ammontare di svariati milioni di euro per corrispondere una minore aliquota per le imposte dirette ed anche un minore pagamento dell’Iva. L’emissione e l’utilizzazione delle fatture false da parte dei Pellini si sono rivelate essere la conseguenza necessaria della conduzione illecita degli impianti di trattamento rifiuti. Il ritorno economico dell’operazione, è infatti soprattutto quello di non sostenere il costo dello smaltimento lecito che, per alcune tipologie di rifiuti, ammonta a somme centinaia di volte superiori a quelle sostenute per lo smaltimento illecito, ed anche quello di ottenere un ulteriore ricavo dalla gestione e dallo smaltimento illecito dei rifiuti. L’operazione, denominata "Ultimo atto – Carosello" è l’ultima tranche nell’indagine che già nel novembre 2003 aveva portato all’emissione di misure cautelari e denominata "Re Mida", a cui erano seguiti provvedimenti restrittivi nell’aprile 2004 ("Re Mida 2") e nel maggio 2004 con "Mazzettus". L’operazione Ultimo atto, che ha visto la collaborazione di Guardia di finanza, Carabinieri del Noe, Corpo forestale dello Stato, Comando carabinieri tutela ambiente, Dia, Comando provinciale carabinieri di Napoli è la più vasta operazione mai compiuta nel campo del traffico illecito dei rifiuti, anche perché colpisce un gruppo criminale molto potente, ha una presenza ramificata di soggetti della pubblica amministrazione e delle Forze dell’ordine. Per la prima volta in un’indagine simile si è parlato di disastro ambientale. Intanto proprio ieri, un no secco alla realizzazione di un’area di stoccaggio a Giugliano, e venuto dai consiglieri regionali della Campania di diverse forze politiche, che hanno scritto al Presidente della Regione, e ad altre autorità, una lettera in cui si legge: ”I rappresentanti istituzionali di tutte le forze politiche del Consiglio Regionale della Campania, pur consapevoli delle difficoltà inerenti la problematica dei rifiuti in Campania, in continua emergenza, dissentono fortemente dalla individuazione di aree da adibire a stoccaggio in territori densamente popolati e gia’ gravemente compromessi dal punto di vista igienico- ambientale”. L’atto reca la firma di: Vito Nocera (Prc), Salvatore Ronghi (An), Antonio Scala (Pdci), Pasquale Marrazzo (Udc), Michele Ragosta (Verdi), Cosimo Sibilia (FI) Massimo Grimaldi (Nuovo Psi), Giuseppe Russo (Ds) e Pasquale Sommese (Margherita). La lettera oltre che al presidente della Giunta regionale Antonio Bassolino, è indirizzata anche al commissario di Governo per l’emergenza rifiuti Corrado Catenacci, al presidente della Provincia di Napoli Dino Di Palma e al presidente della Provincia di Caserta De Franciscis. I firmatari chiedono dunque la revoca dell’Ordinanza emanata dal Commissario di Governo n.584 del 29 dicembre 2005 inerente l’area di stoccaggio in localita’ Lo Spezzo-Taverna del Re, ricadente nel territorio del comune di Giugliano in Campania. ”Tale Ordinanza, tra l’altro – affermano – risulta in netta contraddizione con la precedente direttiva n. 166 risalente al luglio 2004, con la quale lo stesso Commissario di Governo disponeva che nel territorio di Giugliano non dovevano essere rilasciate nuove autorizzazioni alla realizzazione di impianto di smaltimento e recupero rifiuti”. I consiglieri regionali, che, ieri, hanno tenuto un incontro con il Sindaco di Giugliano, Francesco Taglialatela, e con una rappresentanza di cittadini, chiedono, infine, ”di procedere alla individuazione di aree da adibire a stoccaggio attraverso indagini geo-diagnostiche idrogeologiche ed ambientali, al fine di non penalizzare l’economia del settore primario e, ancor di più, la salute dei cittadini e, comunque, non in aree già colpite da forti disagi ambientali”.

Di red