Le città hanno bisogno di verde. Il verde abbellisce, arreda, purifica l’aria da smog e gas di scarico, mette allegria. Ad Aversa ne sono convinti. Tant’è che c’è addirittura un ufficio comunale dedicato al verde pubblico. Perché uno dei punti programmatici dell’amministrazione in carica la cura del verde. Per questo l’Ufficio Verde Pubblico fin dai primissimi giorni di attività ha corredato ogni angolo di verde presente in città
di un cartello che invita i cittadini a curare il verde con queste parole chiare e inequivocabili “contribuisci a proteggere la natura”. E’ giusto farlo, anzi è un dovere ma se il cittadino deve contribuire di sicuro anche l’amministrazione municipale deve fare la sua parte. Invece basta percorre il breve tratto di strada che dall’incrocio di via Raffaello con via di Iasi va a Porta Napoli per rendersi conto che le cose non stano proprio così. Già perché se i cittadini spesso utilizzano gli spazi verdi come deposito di rifiuti, come accade all’aiuola di Porta Napoli dove gettano carta, lattine, contenitori da pizza e quanto altro hanno tra le mani l’ufficio verde pubblico o chi per esso fa anche di peggio. Perché quando, non molto tempo fa, fu rinnovato il marciapiede che fiancheggia quel tratto di strada, lungo una cinquantina di metri, vennero piantumati sedici alberi, circondati ciascuno da un apposito anello metallico che permette di dare acqua senza creare problemi al transito pedonale. Bene di quegli alberi oggi ne mancano cinque. Tagliati alla base perché, pare, ammalati. Nulla da dire se era questa l’unica soluzione al problema di salute degli alberi verdi, ma viene logico chiedere perché dopo averli fatti tagliare i responsabili dell’ufficio verde pubblico non hanno provveduto a sostituirli? E’ così che si contribuisce a proteggere la natura ? E poi la mancata sostituzione degli alberi tagliati crea problemi all’incolumità dei pedoni dal momento che negli anelli metallici l’assenza degli alberi crea un dislivellamento del piano del marciapiede, visibile solo a chi cammina guardando per terra, come asini e cavalli. Per un essere umano, che solitamente cammina tenendo la testa alta, quel dislivello è una specie di trabocchetto, particolarmente invisibile quando piove perché riempiendosi d’acqua torna, apparentemente, a livello trasformandosi in una vera e propria trappola per pedoni. E allora, se proprio non c’è possibilità di sostituire gli alberi tagliati, perché non si rimuovono gli anelli coprendo i buchi creati nel marciapiede con il medesimo materiale di pavimentazione usato per realizzarlo?
ANTONIO ARDUINO
ANTONIO ARDUINO