Sin dall’Unità d’Italia le banche hanno adottato una sorta di “razzismo” nei confronti dell’economia meridionale,
al Sud avere accesso al credito è più difficile che nell’opulento Nord, questo ha fatto sì che dal 1861 ad oggi l’Italia viaggiasse a due velocità con la parte settentrionale del paese libera di svilupparsi, e quella meridionale abbandonata senza accesso alle normali forme di credito, e con le sue banche storiche finite in mano ai grossi istituti del Nord grazie alla complicità dei politici, il Banco di Napoli controllato dai torinesi di San Paolo Imi e il Banco di Sicilia dal gruppo Capitalia. Solo recentemente si è pensato di intervenire contro questo razzismo bancario, con la finanziaria del 2006 il governo ha istituito per legge la Banca del Mezzogiono: lo stato centrale ha stanziato a tal fine circa 6 milioni di euro, a questi dovrebbero aggiungersi gli enti locali che lo riterranno opportuno, come soci privilegiati, e l’azionariato popolare. In questi giorni in sede politica locale si è equivocato, rispetto al fatto che alcuni enti non hanno voluto aderire alla Banca del Mezzoggiorno, i media ma anche i politici, l’hanno definita Banca del Sud che è ben altra cosa. La Banca del Sud è un progetto ideato da alcuni imprenditori napoletani, che stanno agendo con il sostegno della Fondazione Istituto Banco Napoli, (la cui comunicazione non è aggiornata dal 2004), la quale ha stanziato per questa nuova banca un milione di euro, divenendone di fatto il primo azionista, adesso il capitale ha di poco superato i 6 milioni e 300mila euro, ed i promotori hanno acquisito il marchio Banca del Sud, che già esisteva e che era finito guardacaso nella proprietà dell’ex Banca Popolare di Lodi. Banca del Mezzogiorno e Banca del Sud sono due distinte iniziative, che comunque sono un atto importante per liberare l’economia del Sud dalle banche del Nord, che rastrellano i nostri soldi senza lasciare nulla sul nostro territorio. Salvatore Pizzo