Condanne per le estorsioni ad Emini, quando la Camorra “aiuta” il Nord
Per l’estorsione del Clan dei Casalesi all’imprenditore Francesco Emini, la Corte di appello di Napoli (presidente Troise) ha confermato quasi in pieno le condanne emesse in primo grado dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la sentenza riguarda solo una parte degli imputati, quelli che a suo tempo avevano scelto il rito ordinario: Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e Mezzanotte, 8 anni, Luigi De Vito, 8 anni, Giuseppe Cristofaro, 1 anno e 6 mesi, i pentiti Luigi Diana e Domenico Bidognetti, 3 anni e 6 mesi, per Vincenzo Di Bona 6 anni. La società “Emini Costruzioni Spa” a causa delle vessazioni subite dal Clan dei Casalesi era quasi fallita, i boss hanno minacciato il titolare non per aver denunciato, ma per aver detto la verità quando gli inquirenti a seguito delle indagini lo hanno convocato, è bastato questo per fare in modo che la sua vita fosse in pericolo, adesso è sotto scorta. A seguito dei risvolti giudiziari Emini non potuto seguire al meglio le attività dell’azienda, per questo ha dovuto improvvisamente abbandonare molte commesse perlopiù nel Nord Italia, e numerosi dipendenti hanno perso il lavoro. La Camorra ha fatto un piacere indiretto ai concorrenti del Nord che giustamente si sono visti aggiudicare gli appalti abbandonati forzosamente da Emini. Importanti opere erano in corso a Rimini, Bergamo ed in particolare a Parma. Nella città emiliana, dove il Clan dei Casalesi ha contatti anche a livello politico ed imprenditoriali con gente del posto, Emini stava realizzando un collettore fognario in Via Sidoli, lo svincolo della tangenziale in Via Budellungo ed una parte del campus universitario.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo