Nel corso del processo relativo alla bancarotta del gruppo Parmalat che è in corso davanti a Tribunale di Parma, in una delle ultime udienze sono emersi elementi nuovi, il Pubblico Ministero Vinenzo Picciotti e la Guardia di Finanza hanno mostrato documenti “inediti”, relativi ai rapporti che prima del default della multinazionale erano intercorsi tra il gruppo presieduto da Calisto Tanzi ed il gruppo Capitalia (ex Banca di Roma) ed in particolare con Cesare Geronzi,
che sempre a Parma è coinvolto in altri due filoni processuali relativi al crack Parmalat.
Le aziende del gruppo Parmalat tra la fine del 1997 ed il 1998 erano esposte verso Banca di Roma per oltre 200 miliardi di lire. Nello stesso periodo la Banca di Roma era creditrice di 588 miliardi di lire dal gruppo di acque minerali dell’imprenditore Ciarrapico, e secondo le tesi accusatorie Parmalat attraverso le sue controllate sarebbe stata costretta da Banca di Roma ad acquistare un’azienda di Ciarrapico, affinchè esso potesse acquisire liquidità per rientrare di alcuni crediti verso la Banca.
In Tribunale è stata mostrata una mail datata 5 agosto 1998, dell’avvocato Giampaolo Zini, consulente di Parmalat, inviata al direttore finanziario Fausto Tonna, in cui si legge: “Tanzi a seguito di pressioni di Banca di Roma vorrebbe comunque firmare”.
Intanto il 30 marzo 1999 la Banca di Roma partecipa all’emissione di un bond Parmalat da 390miliardi di lire, il successivo 13 maggio, secondo i documenti mostrati in Tribunale, Tanzi attraverso la stessa inizia la trattativa per acquistare aziende del gruppo Ciarrapico per un prezzo di 35miliardi di lire, il successivo 8 luglio luglio, attraverso un fax sequestrato dalla Guardia di Finanza, Banca di Roma invia una comunicazione al gruppo Parmalat invitando al rientro di crediti per 20 miliardi di lire, intanto i colloqui per rilevare parti del gruppo Ciarrapico, tra Parmalat e Banca di Roma proseguono, fino ad arrivare al 20 aprile del 2001, quando da un memo interno sequestrato ad un dirigente della banca si legge: “Tanzi non è in grado di provvedere alle coperture”, poi una mail del 12 luglio 2001 di Anna Pazzi, interna allo studio Zini che segue la trattativa per conto di Parmalat, si legge: “che in realtà Ciappazzi vale solo 5/6 miliardi” e non i 35 che Parmalat ha pagato. La stessa Pazzi in un appunto del 6 settembre 2001, scrive : “Banca di Roma ha finanziato Ciarrapico e fa pressioni su Tanzi e Parmalat” e ancora “Banca di Roma vuole che Parmalat l’acquisti”,cosa che poi avvenne attraverso la controllata di Parmalat, Cosal.
La Guardia di Finanza ha anche mostrato documenti con i quali si dimostra che la vendita non sarebbe potuta avvenire, perché per lo sfruttamento delle concessioni di acqua minerale serviva il parere favorevole alla cessione da parte della Regione Sicilia, cosa che non ci fu. Un altro documento bancario prelevato attesta che nel maggio del 2002, Mediocredito centrale fosse a conoscenza che Parmalat non riuscì ad onorare un credito di 560milioni di euro concesso da Efibanca, ma è stata scoperta una mail intercorsa tra Mcc e Fausto Tonna, relativa ad un incontro tra Calisto Tanzi e Cesare Geronzi per la concessione a Parmalat di un finanziamento da 50 milioni di euro. Si arriva poi al 4 ottobre del 2002, gli inquirenti hanno trovato un appunto sequestrato ad un funzionario di Mcc in cui si asserisce che il finanziamento è stato concesso alla controllata Hit, sulla base di un piano industriale che “non è credibile”. Inoltre la Guardia di Finanza ha sequestrato un quaderno ad una segretaria di Tanzi, in cui sono annotati 98 contatti telefonici avvenuti tra il patron di Parmalat e Cesare Geronzi.
Salvatore Pizzo