Questo giornale è stato spesso critico relativamente alla sovraesposizione dello scrittore Roberto Saviano, non perché le cose che lui ha scritto non siano vere, anzi sono verissime, ma riteniamo che la stessa attenzione non sia stata prestata ai tanti cronisti coraggiosi del nostro territorio che quotidianamente, da decenni, rischiano la pelle facendo i cronisti di giudiziaria e di nera. Il celebrare solamente Saviano, edito dalla Mondadori, è un’ingiustizia contro tutti quelli che prima di lui facendo i giornalisti e non gli scrittori: hanno avuto più coraggio perché vivono a pochi metri dalle case dei boss, subendo intimidazioni e ritorsioni, ma loro sono figli di un Dio Minore. La colpa di questa odiosa discriminazione non è di Saviano che fa il suo mestiere, ma dei “grandi” giornalisti, quelli seduti dietro alle scrivanie che contano, quelli che occupano i posti in cui si arriva per indicazione politica, insomma degli impiegati del giornalismo. Loro preferiscono intervistare Saviano perchè fa più tendenza, tutti gli altri che ogni giorno, da molti anni prima che Saviano nascesse, raccontano con coraggio del camorrista vicino di casa, pubblicandone le foto e sfidando l’ira degli stessi boss non esistono, esiste solo un libro edito da Mondadori. Ci dispiacque molto quando Saviano attaccò quei cronisti, in un monologo senza contradditorio a “Che tempo che fa”, solo perché gli editori di quei giornali hanno avuto problemi con la giustizia, anche altri grandi imprenditori in Italia hanno pesanti pendenze giudiziarie, ma nella quasi totalità dei casi nessuno se la prende con i giornalisti che lavorano in certi gruppi editoriali, mettendo il proprio nome, la propria faccia e rispondendo di persona delle cose che scrivono, qualcuno di questi ha anche accusato di plagio Saviano. Adesso Saviano ha parlato dell’esistenza di cronisti coraggiosi, questo è un passo importante.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo