Giovedì (domani) a Giugliano ci sarà la premiazione della seconda edizione del Premio Letterario Minerva, sono tre i finalisti. La cerimonia si terrà alle 18 a Palazzo Palumbo nella dede dellIstituto Italiano degli Studi Europei, queste le opere e gli autori prmiati: Giangiulio Ambrosini con Articolo 416 Bis (Edizioni Nottetempo), Tullio Avoledo con Breve storia di lunghi tradimenti (Edizioni Einaudi) e Simona Baldanzi con Figlia di una vestaglia blu (Edizioni Fazi).
Il premio è promosso dallAssociazione Culturale Minerva di Giugliano, con il patrocinio della Regione Campania, della Provincia e dellAmministrazione Comunale. Alla premiazione tra gli altri interverranno: il sindaco di Giugliano, Francesco Tagliatatela, la presidente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale, Luisa Bossa e i componenti della giuria tecnica presieduta dalla presidente dellAssociazione Minerva, Bianca Granata Guadalupi, e composta dagli scrittori Francesco Costa, Diego De Silva, Antonio Pascale, Francesco Piccolo e dal giornalista e critico letterario, Generoso Picone. Il Premio Letterario Minerva per la Letteratura dellImpegno mira a far conoscere al pubblico scrittori che hanno trattato nelle loro opere narrative tematiche di interesse sociale e civile, proprio come i tre finalisti selezionati dalla giuria di esperti, tra cui dopo una votazione tra i partecipanti alla serata conclusiva verrà scelto il vincitore. Nel corso della serata il primo cittadino di Giugliano premierà lo scrittore che avrà ottenuto il maggior numero di preferenze, ma riconoscimenti saranno assegnati anche agli altri due finalisti. Un anno fa a vincere il Premio Letterario Minerva è stato Bruno Arpaia con il romanzo Il passato davanti a noi. Gli altri due finalisti sono stati Giovanni Accardo, autore del romanzo Un anno di corsa (Sironi) e Angelo Ferracuti con Le risorse umane (Feltrinelli).
Questo il profilo degli autori finalisti e delle opere:
Giangiulio Ambrosini, torinese, è magistrato presso la Corte di Cassazione. È autore di saggi giuridici sulle sostanze stupefacenti e sulla violenza sessuale (Utet), di analisi su temi istituzionali come il referendum (Bollati Boringhieri), la costituzione e il processo (Einaudi). Recentemente ha pubblicato un fortunato volume dal titolo La costituzione spiegata a mia figlia (Einaudi).
Articolo 416bis
L’articolo 416 bis parla di "concorso esterno in associazione di stampo mafioso" e si applica a chi, pur non essendo affiliato all’organizzazione criminale, ne favorisce consapevolmente l’attività. É in questa accusa che incappa il protagonista in seguito ad una serie di avvenimenti casuali, un piccolo incidente, un invito a cena, un’amica svagata…Questi i "fatti" che, secondo l’interpretazione dell’accusa, portano il protagonista da una fase all’altra del processo penale con la velocità con cui un ragno tesse la sua tela e vi cattura la preda. Non si tratta di un poema, né di un romanzo in versi: la brevità di ogni frase, landare a capo senza punteggiatura, fanno parte di un esperimento dellautore per facilitare la lettura, secondo la tecnica anglosassone del fast reading, della lettura veloce. E velocemente si legge questo racconto, duro, preciso, inesorabile, su come un individuo possa cadere in una tela di ragno e non riuscire a districarsi, fino alla misteriosa destinazione finale. Allaccusa, seguono la difesa, linterrogatorio, ludienza preliminare, il processo, la requisitoria, larringa difensiva e, finalmente, la sentenza Lautore, un giudice, conosce bene questa materia e racconta un episodio che ha tutti gli elementi della realtà, ed è anche un apologo, tenendoci col fiato sospeso dalla prima parola: Volevo invitarlo a cena allultima: In nome del popolo italiano .
Tullio Avoledo, friulano, è nato nel 1957. Vive e lavora a Pordenone nell’ufficio legale di una banca. L’elenco telefonico di Atlantide, uscito in prima edizione da Sironi Editore (gennaio 2003) è il suo romanzo d’esordio, con il quale ha ottenuto un sorprendente successo di critica e di pubblico. Per Einaudi ha pubblicato L’elenco telefonico di Atlantide (2003), Mare di Bering (2004), Tre sono le cose misteriose (2005) e Breve storia di lunghi tradimenti (2007).
Breve storia di lunghi tradimenti
Al ritmo spedito di un’immaginazione debordante, esplosiva, riprendendo temi e personaggi dell’Elenco telefonico di Atlantide per proiettarli in una dimensione parallela, il nuovo romanzo di Avoledo racconta con spietata e umoristica precisione le miserie del nostro oggi, la vita e l’amore ai tempi dell’azienda. Giulio Rovedo ha una moglie inflessibile e un impiego sempre più flessibile: travolto dalla madre di tutte le fusioni bancarie, viene sballottato da una scrivania all’altra e poi spedito, assurdamente, in un paese indonesiano. Al motto di «meno cose sai, meglio è per te», si trova a poco a poco invischiato in un complotto planetario e in una strana storia d’amore. E se in entrambi i casi tutti tradiscono tutti, forse a guidare il gioco è la stessa donna: quella che Giulio disprezza e adora, il suo capo. Su una piccola banca del nord-est sta per abbattersi l’inarrestabile «vento delle fusioni». Tutto comincia con l’arrivo del nuovo capo del personale, la bella e diabolica Cecilia Mazzi, che per realizzare i suoi oscuri piani usa tutte le risorse disponibili: anche quelle umane che dovrebbe tutelare, anche piccole pedine come Giulio Rovedo, legale della banca, catapultato spaesatissimo in questo romanzo direttamente dall’Elenco telefonico di Atlantide come da un altro mondo. Nel quadro di un progetto di espansione della banca verso l’Oriente, Cecilia trascina Rovedo in un paese dal nome impronunciabile e in un’avventura molto più grande di lui, fatta di bugie, ricatti, erotismo, complotti e tradimenti. E Rovedo – spaventato ma sempre più attratto da Cecilia – sarà suo malgrado testimone di fatti che cambieranno radicalmente non solo il suo destino, ma addirittura, forse, quello dell’umanità. Un romanzo sentimentale e aziendale, un intricato e divertentissimo gioco di scatole cinesi dove parole come lavoro e amore, fedeltà e dedizione, s’intrecciano e si separano e si ricongiungono di nuovo fino a svuotarsi del loro significato, gettando una luce nera sul nostro mondo.
Simona Baldanzi, nata nel 1977, vive da sempre nel Mugello. È stata finalista del "Campiello giovani" 1996 con il racconto Finestrella Viola. Figlia di una vestaglia blu è il suo primo romanzo.
Figlia di una vestaglia blu
Un romanzo operaista moderno, una storia di lotta e di fatica, disfatta e resistenza umana, di donne in catena e uomini sottoterra che nonostante tutto non vogliono farsi "mettere sotto". Figlia di operai, marcata come i jeans Rifle che la sua mamma ha cucito in fabbrica cinque giorni a settimana per più di trent’anni, Simona decide di scrivere una tesi di laurea sui minatori che forano le montagne del Mugello per far passare, come una pallottola, il treno ad alta velocità. Le ingiustizie subite li accomunano: lei è ferita, la sua terra sanguina acqua e quei lavoratori in galleria, lontani da casa, isolati in campi base, soffrono. In questa ricerca fatta di cantieri difficilmente accessibili, di tute arancioni che parlano dialetti del Sud, di polvere da ingoiare, Simona, "la ragazza dei questionari", incontra volti combattivi e dolenti, colori, parole che la fanno ripensare ossessivamente alla sua vita giovane e semplice, al suo paese e i suoi personaggi, alla sua umile famiglia, ma anche a quel grumo di dolore che la spinge a indignarsi e a lottare. In una coscienza che non è solo di classe, ma anche la sua. Simona Baldanzi scrive un lungo monologo ossessivo dove tutto sembra scorrere lì, in presa diretta, sotto ai nostri occhi