«Con l’emendamento votato al Senato, che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l’impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività». Lo afferma il fondatore del gruppo Abele e presidente di Libera don Luigi Ciotti.
«Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione – prosegue Ciotti -. Libera Parma, fa sue le parole di don Ciotti e ribadisce con estrema fermezza che: il provvedimento approvato dal Senato indebolisce la lotta alle mafie in quanto genera uno stravolgimento inaccettabile di quanto previsto dalla legge 646 del 1982 – Legge Rognoni – La Torre, pagata con la vita da Pio La Torre – e del principio di utilizzo sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata previsto dalla legge 109/96. La legge 109/96 è stata la prima legge di iniziativa popolare contro le mafie, votata dal Parlamento all’unanimità, sostenuta dalla raccolta di un milione di firme di cittadini a suo tempo curata dall’Associazione Libera. «Confiscare i beni ai mafiosi presenti su tutto il territorio nazionale, utilizzarli per finalità di carattere sociale è fondamentale se si vuol portare avanti una seria e concreta lotta alle mafie da parte di uno Stato credibile e autorevole. In Emilia Romagna i beni confiscati sono 64, di cui 2 a Salsomaggiore, già assegnati. E sono il segnale tangibile di come i tentativi di infiltrazione mafiosa possono trasformarsi nel radicamento delle organizzazioni criminali, anche nei così detti luoghi tranquilli. Lo strumento della confisca è fondamentale perché si sottrae quella ricchezza illecita e quel consenso sociale che sono due pilastri portanti della forza e della prepotenza mafiosa – afferma Giuseppe La Pietra, referente di Libera Parma -. L’uso sociale dei beni confiscati è uno strumento formidabile di grande valore e impatto simbolico – conclude La Pietra-, utile sia per costruire un tessuto sociale e istituzionale capace di riconoscere realmente i diritti dei cittadini, liberandoli dall’oppressione mafiosa, sia per porre le basi di uno sviluppo economico legale concreto, come testimonia il lavoro delle Cooperative sociali del circuito Libera – Terra». «La vendita dei beni confiscati alle cosche, così come prevista dal provvedimento approvato oggi al Senato, non garantisce pienamente che ad impossessarsene non saranno più i mafiosi. È notorio, infatti, come da tempo queste organizzazioni criminali, dotate di ingenti risorse finanziarie, si avvalgano di prestanome incensurati per infiltrarsi nel tessuto economico – produttivo – finanziario legale: questo non solo nel Mezzogiorno ma a livello nazionale. – è quanto asserisce Alessia Frangipane, co-referente di Libera Parma – In tema di beni confiscati è necessaria la costituzione di un’apposita Agenzia nazionale che si occupi in modo specifico della materia, riducendo sensibilmente i tempi che intercorrono tra la fase di sequestro, confisca, assegnazione e destinazione dei beni, favorendone il loro uso sociale, così come dichiarato anche nel Manifesto finale di Contromafie 2009, iniziativa in cui anche Libera Parma ha fornito il suo contributo» – conclude la Frangipane. I “liberandi” di Parma auspicano che nel passaggio alla Camera dei deputati, l’emendamento, facilmente traducibile in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga pienamente abolito.

Di sp