Troppe responsabilità e nessuna indennità di missione e con i tempi che corrono, con una categoria nel mirino dei politici che con la scuola hanno brutto rapporto, aumentano sempre di più gli insegnanti che rinunciano alle gite scolastiche. Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, senza mezzi termini dice che le responsabilità che vengono addossate ai docenti ”sono enormi”, oltre alla tensione ed alla fatica, nonostante la vigilanza altissima gli incidenti non mancano.
Nei giorni scorsi una studentessa 18enne di una scuola romana, ha deciso di suicidarsi mentre era in gita con la sua scuola a Londra: si è buttata giù dall’albergo dove alloggiava. Oltre al grave lutto ed al dramma umano di una ragazza che ha stroncato così la sua vita, in questo caso, giuridicamente, gli insegnanti non rischiano nulla, la giovane era maggiorenne e quindi, per la legge, in grado di vigilarsi da sola. Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil , ha detto: “Bisogna che ci siano le risorse: visto che le stanno tagliando, si rischia che le gite saltino. E poi bisogna garantire che ci siano tutte le condizioni di sicurezza per chi partecipa alle gite, sia per gli studenti che per gli insegnanti”. ”Secondo noi, però, anche in una situazione di tagli è importante che le gite vengano fatte – sottolinea Pantaleo – Il fatto è che più si fa avanti e meno siamo tutelati. C’è bisogno di più personale per dare la possibilità agli insegnanti di governare meglio i ragazzi quando sono fuori”. Francesco Scrima segretario della Cisl Scuola ha detto: ”Quando succedono queste disgrazie, il dolore è immenso. Resta il fatto che le gite scolastiche sono un momento importante per gli studenti e di grande responsabilità per gli insegnanti. Da parte dei quali solitamente non ci sono remore a partire, sia con i più piccoli che con adolescenti di 17-18 anni. Quando accadono incidenti la responsabilità non viene di solito addebitata agli insegnanti, che sono sempre attentissimi, ma è necessario metterli nella condizione migliore per lavorare. Perché loro, quando vanno in gita, stanno lavorando. Invece spesso si trovano a doversi occupare di troppi studenti e questo è un problema. ‘In barba’ alla normativa che prevede un numero massimo di studenti per insegnante, capita che un docente parta con una classe formata da 20 o più ragazzi perché non ci sono fondi necessari a coprire la quota di partecipazione per un altro professore”. Massimo di Menna della Uil Scuola, ha così commentato: ”Ogni volta che un insegnante deve partire per una gita prova chiaramente molta ansia per le responsabilità di cui si caricanegli ultimi tempi abbiamo notato un intensificarsi delle chiamate al nostro sindacato da parte dei docenti che ci chiedono cosa rischiano in caso di incidente. Noi abbiamo un’assicurazione per gli iscritti che prevede una buona copertura in caso di responsabilità civile – spiega Di Menna – ma il punto è un altro. Alla professione dell’insegnante non viene dato il giusto riconoscimento e il professore va in gita senza neanche avere qualcosa in più sullo stipendio”. ”Noi professori ci sentiamo tutelati, nel senso che il ministero ha dato disposizioni severe in tal senso anche con l’assicurazione aggiuntiva della scuola. Però capita spesso che l’insegnante debba pagarsi la propria assicurazione a proprie spese. E’ come pagare una tassa per lavorare – ha detto Rino Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda – L’insegnante che va in gita lavora 24 ore su 24. Non ci sono soldi, quindi non gli viene pagata neanche l’indennità di missione e poi a spese proprie si deve pure pagare l’assicurazione. Mi sembra un mondo di marziani. Già la responsabilità è enorme. A quel punto gli insegnanti a mio parere non dovrebbero partire”.
Sal. Piz.