Evidentemente il caldo infernale degli ultimi giorni d’agosto ha mietuto più di una vittima tra i “cervelli” nostrani. Se è vero, come si afferma in alcuni articoli, che dei buontemponi sono intenzionati a proporre la realizzazione di una pista d’atletica leggera (…non un percorso podistico, proprio una pista!) all’interno del Parco Pozzi-ex Campo Profughi,

bisogna prendere atto che restano solo due cose da fare: riaprire urgentemente il Manicomio ed organizzare una visita guidata in un vero stadio, per far comprendere ai nostri simpaticoni cos’è, e com’è fatta, una vera pista d’atletica. Ma come si fa a pensare una corbelleria di tale portata? Solo Dio lo sa! Ritenere di poter inserire nell’unico parco pubblico, nonché solo polmone verde della città, un impianto costituito da una pista per allenarsi e gareggiare nelle corse, delle pedane per i salti e per i lanci e pura follia. Solo la pista è costituita da un anello lungo 400 metri (sul bordo interno) composto almeno da 6 corsie. Voglio sperare che i nostri fantasiosi amministratori non pensino mica che le pedane dei lanci del peso, del disco, del giavellotto e del martello (quello che ha innescato la “querelle”), del salto in alto, del salto con l’asta (disposte all’interno della pista, tranne quella del giavellotto che l’attraversa in parte) possano essere compatibili con gli alberi secolari del Parco? O, peggio ancora, mica saranno intenzionati, ancora una volta, a cambiare destinazione allo sciagurato spiazzo asfaltato, unico ricordo rimasto della visita del Papa? Il costo, poi… Un milione e centomila euro! Per fare che? Per consentire ad un validissimo campione, Giovanni Mondanaro, orgoglio cittadino, di allenarsi al lancio del martello (pratica piuttosto pericolosa: il martello, infatti, è una palla pesante, fissata al termine di una catena impugnata grazie ad una maniglia che può essere lanciata a decine e decine di metri di distanza) in compagnia di bambini, cani randagi, motorini, biciclette, gente che gioca al pallone ecc. ecc. All’anima dell’allenamento. Quello al massimo è un esaurimento (nervoso). Chi come me ha avuto la fortuna di assistere agli allenamenti di Pietro Mennea e Sara Simeoni, a Formia, sa benissimo che per favorire la concentrazione degli atleti occorre la massima quiete…un silenzio quasi irreale. In questo caso l’unico silenzio, reale, è quello che dovevano mettere in pratica certi “pensatori”, invece di parlare a vanvera, ma come diceva Terenzio: Nil est dictu facilius (Niente è più facile che parlare).

Ugo Persice Pisanti