La mezzadria nella storia dei lavoratori rurali, che ha un passato di miserie e di tribolazioni, emergono due figure ormai desuete: quella del famiglio e quella del mezzadro. Il famiglio da spesa era un lavorante che viveva in azienda ricevendo il cibo e pochi soldi di compenso; vi era poi la variante “famiglio da fagotto”, ovvero colui che con il suo fardello (unico suo patrimonio) si proponeva per lavorare la terra a miserrime condizioni.
La mezzadria era invece un contratto associativo che vedeva coinvolte due figure, il concedente cioè il proprietario del podere, ed il mezzadro, colui che coltivava il terreno (i prodotti venivano suddivisi fra loro). La mezzadria fu abrogata nel 1964, ma nel 1982 il legislatore sentì l’esigenza di ribadire la sua nullità perchè questo contratto resisteva nelle campagne nonostante il divieto legislativo. Oggi è praticamente scomparsa dalle campagne. Ma di questo storico e dibattuto istituto qualcosa è rimasto: la “Sindrome della Mezzadria”, ovvero dell’ atteggiamento mentale di coloro che subiscono passivamente eventi e prepotenti senza reagire. Una situazione raccontata egregiamente nel famoso film di Ermanno Olmi, “L’albero degli zoccoli” in cui il piccolo figlio di un bracciante agricolo, Menek, dovendo percorrere sei chilometri a piedi tutti i giorni per andare a scuola, chiede al padre un paio di scarpe nuove; il genitore di nascosto taglia un albero per costruirgli di nascosto un paio di zoccoli nuovi, ma viene scoperto e per questo cacciato dall’azienda agricola con tutta la famiglia. Il mondo agricolo, come ha cancellato i mezzadri dalle campagne deve ora cacciarli dai mercati e dalle menti per prendere coscienza e riaffermare – afferma Fabio Massimo Cantarelli Presidente del Consorzio Agrario di Parma – la qualità ed il valore della figura dell’ uomo imprenditore agricolo. L’agricoltura ha bisogno di meno mezzadri e famigli e più uomini padroni del proprio destino e artefici del futuro dell’ agricoltura italiana.

Di red