Con la crisi Alitalia è tornata alla ribalta la Legge Marzano, che prende il nome dall’ex ministro delle Attività Produttive, emanata il 21 febbraio 2004 e contenente le misure per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza. La legge è nota anche come legge “salva Parmalat”, uno dei principali conoscitori di questa materia giuridica è la law firm parmigiana, Fabio Massimo Cantarelli (nella foto),

di recente riconfermato alla guida del Consorzio Agrario di Parma, che a cinque anni dall’inizio del crack, abbiamo avvicinato a Langhirano nel cuore della food valley italiana di cui è protagonista, aveva appena svolto una relazione su “Prosciutto e dintorni” al Festival del Prosciutto di Parma. Dice Cantarelli: "5 anni fa iniziava quello che sarà definito il Crack Parmalat — commenta Cantarelli — e in questi stessi giorni, il Sole 24 Ore, denunciava un bond fantasma che la Deutsche Bank aveva annunciato e ritirato nell’arco di 24 ore. Era l’inizio della fine. Nei giorni successivi, nei mesi successivi dallo scricchiolio delle incerte finanze di Parmalat si passa al tracollo del titolo, all’amministrazione straordinaria, alle inchieste della magistratura, alla nomina del Commissario straordinario, alla quotazione in borsa. E poi il rilancio di Parmalat da parte di Enrico Bondi e della sua squadra." A cinque anni il titolo Parmalat è quotato 1,82 € (con un capitale sociale di € 1.667.667.936 per un egual numero di azioni del valore nominale di un euro e una gestione economica che, stando a una nota della stessa Parmalat, chiude il primo semestre 2008 con un utile consolidato di 426,9 milioni, quasi raddoppiato rispetto l’analogo periodo precedente (244,3 milioni di euro). "Sulla base di questi dati si può dire che la borsa, per usare un approccio abbastanza semplicistico – continua Cantarelli – valuta l’azienda oltre 3 miliardi di euro. Nonostante il crack, Parmalat, nel mondo, è ancora molto apprezzata; detiene marchi famosi, impianti industriali nei cinque continenti, un’elevata reputazione di qualità a livello globale senza contare che nelle sue casse vi è qualcosa come un miliardo e duecentomilioni di euro di liquidità ai quali dovrebbero aggiungersi, secondo gli analisti, altri circa 800 milioni di euro derivanti dalle transazioni delle cause legali in corso. Il titolo Parmalat oggi risente sicuramente dell’andamento negativo delle borse. Tuttavia, proprio per le ragioni legate alla appetibilità della "cassa" e del "valore dell’Azione" la società di Collecchio può essere oggetto di scalate da parte di investitori." Oggi il capitale sociale di Parmalat è quasi interamente posseduto da gruppi del mondo anglosassone e americano, i quali hanno rastrellato presso gli antichi azionisti che erano i creditori della vecchia Parmalat, le azioni che si sono rese disponibili sul mercato. Indiscrezioni giornalistiche hanno recentemente ipotizzato una fusione con Granarolo peraltro giudicata improbabile in ragione delle note difficoltà che l’antitrust pone in presenza di concentrazioni delle quote di mercato . Ciononostante, viene comunque da chiedersi quale sarà dunque il futuro di Parmalat. Il futuro di questa società che aveva fatto sognare Parma con la serie A, che aveva reso ancor più famosa la città con la sua notorietà a livello mondiale, sembra proprio annoverare un ventaglio di ipotesi che però esclude -si rammarica il presidente del Consorzio Agrario- che siano dei parmigiani a controllare il famoso marchio di Collecchio."

Di sp