Sul Sindaco della città di Frattamaggiore pesa un giudizio d’insufficienza politica e d’ incapacità come amministratore, in quanto inaffidabile sulla tenuta degli impegni liberamente sottoscritti con le organizzazioni sindacali (sgravi fiscali a favore dei ceti meno abbienti sulla Tarsu, sosta gratuita per gli invalidi e 50 stabilizzazioni dei lavoratori socialmente utili).
Accordi che non hanno prodotto alcun risultato, nella totale disinvoltura e inconsapevolezza sulle garanzie che deve offrire il primo cittadino. A tutto questo si aggiunge – che da mesi si sottrae ad ogni richiesta d’incontro sulle politiche sociali, sulle tasse e sulle tariffe comunali. Comunicando cosi una totale chiusura, che nei fatti mette in causa il ruolo e la significanza istituzionale in capo ai compiti di cui è preposto chi ha la maggiore responsabilità di una importante realtà sociale come la nostra. Occorrerebbe ricordare al sindaco di questa città – che la disponibilità al confronto e la ricerca di soluzioni con le rappresentanze sociali sono una prerogativa che informa i fondamentali dell’agire istituzionale; di contro si propone una cultura autoreferenziale e privatistica della cosa pubblica. Dimenticando che il consenso elettorale, dopo la fase della propaganda, di per sé non rappresenta capacità di governo e riparo dal rischio di opacità amministrativa. Infine, occorre anche ricordare che un’articolazione dei diversi punti di vista e i rilievi critici ai comportamenti e all’attività politica – amministrativa sono una risorsa essenziale che aiuta la riflessione, e disarma le cosiddette “Guerre tra Bande “. Per uscire dalle ristrettezze culturali degli interessi particolari c’è bisogno che lo sguardo della politica ritorni ad occuparsi della città, “degli interessi generali ‘; di uscire da questo stato di torpore causato da una crisi politica senza sbocchi, c’è bisogno di intervenire sulle tante criticità ambientali; sociali ed economiche. Muovendo dalla necessità di immaginare il futuro, a partire dal riconoscimento dei bisogni e della dignità delle persone più esposte alla sofferenza e ai venti della pesante crisi che sembra non risparmiare più nessuno. Siamo tutti in discussione, ognuno per la propria parte. Appunto, i processi di crescita risiedono nel portarsi “oltre il cortile delle nostre certezze “. Un’alternativa a questo stato di cose non è più rinviabile. Meritiamo di più, molto di più.
Domenico Giuliano, responsabile territoriale CGIL