Linchiesta sul ciclo dei rifiuti in Campania condotta dalla Procura di Napoli entra diritto nei salotti della grande finanza settentrionale, che a differenza di quanto vanno propalando certi politici padani ha ingenti interessi nella vicenda. Dopo il sequestro di complessivi 90 milioni di euro, depositati sui conti della società chiamata a realizzare gli impianti, la Impregilo, e su quelli delle sue controllate:
Fisia, Italimpianti, Fibe e Fibe Campania, i vertici della Consob vogliono vederci chiaro. Il titolo venerdì è stato sospeso dalle contrattazioni borsistiche e per oggi i vertici della società, recentemente affidata a Bruno Ferrante (nella foto) ex prefetto di Milano e candidato sindaco dellUlivo nella sessa città, sono stati covocati dallorgano di vigilanza sulla Borsa. Oltre al sequestro che è relativo a ben 750 milioni somma che non è disponibile sui conti individuati dalle Fiamme Gialle, la magistratura napoletana ha interdetto per un anno Impregilo dallavere rapporti con la pubblica amministrazione per quanto riguarda smaltimento dei rifiuti e sviluppo energetico. Le decisioni del Gip di Napoli, confermate anche dal Tribunale del riesame, sono sate impugnate, e in attesa della pronuncia della Corte di Cassazione, la società ha fatto sapere di confermare i suoi piani di sviluppo. Ieri il suo Consiglio dAmministrazione, riunitosi ieri in una rovente domenica dagosto, "ha deliberato di conferire incarico a Mediobanca per individuare le soluzioni finanziarie più idonee". La procura di Napoli il 31 luglio scorso ha chiesto il rinvio a giudizio di 28 imputati nell’ambito di questa inchiesta, fra i quali l’ex commissario per l’emergenza rifiuti Antonio Bassolino e l’ex amministratore delegato di Impregilo Pier Giorgio Romiti. Secondo le prime indiscrezioni trapelate da fonti fnanziarie, Mediobanca si preparerebbe a concedere un prestito obbligazionario di quasi 400 mln, mentre i soci più importanti di Impregilo, i gruppi Ligresti, Gavio e Benetton sarebbero pronti a sostenere la società. I reati ipotizzati dgli inquirenti di Napoli sono truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato.