Abbiamo incontrato l’avvocato Giampiero Biancolella, uno dei più importanti avvocati italiani, che in questi anni è diventato ancor più famoso per essere il difensore di Calisto Tanzi, l’ex patron della Parmalat principale imputato del crack che ha riguardato la multinazionale parmense. Biancolella ha origini luscianesi, ecco cosa ci dice:

Le origini luscianesi dell’avvocato Giampiero Biancolella, famoso difensore di Calisto Tanzi Avvocato Biancolella qual’è il suo legame con il nostro territorio, è vero che lei è originario della nostra zona?

La mia famiglia in particolare mio padre, ed il padre di mo padre, sono originari di Lusciano. Io non vi ho mai vissuto. Sono nato a Roma e dopo la laurea da 30 anni vivo a Milano.
Da quanto tempo manca dai suoi luoghi d’origine?
Di Lusciano ho un unico vago ricordo, legato alla mia infanzia. Una (credo) cugina di mio padre che viveva a Lusciano mi regalò un cucciolo di pastore tedesco. Avevo 6 anni, da allora non ho più messo piede nella mia zona di origine, di Lusciano ho un unico vago ricordo, legato alla mia infanzia.

Lei è un avvocato d’esperienza, e la sua notorietà è aumentata ancor di più quando ha assunto la difesa di Calisto Tanzi, che effetto le fa la notorietà internazionale che questa vicenda le ha innegabilmente portato, è cambiato qualcosa rispetto a prima nella sua vita?

 La difesa del Cav. Tanzi è giunta, ritengo, per la specifica esperienza maturata nel settore dei reati societari e fallimentari. Sono giunto infatti a Milano nel 1976 chiamato dall’indimenticabile mio maestro Avv. Federico Sordillo. Sin dagli esordi mi sono infatti occupato di processi legati a scandali finanziari. Nel 1976 lo Studio Sordillo stava infatti difendendo Michele Sindona. Poi è arrivata, sempre come Studio Sordillo, la difesa nel processo del Banco Ambrosiano di Calvi, e poi tante altre esperienze, maturate da quando, nel 1986, lasciato lo Studio Sordillo, ho intrapreso un’attività professionale autonoma. Vivo la mia difesa del Cav. Tanzi con molta umiltà ed autocritica. Mai pensare di essere il primo della classe. Mai pensare di poter emettere giudizi o di poter articolare strategie processuali o difensive senza un continuo riesame critico dei fatti e delle conclusioni cui si giunge. Sempre aperto all’autocritica od alla valutazione delle considerazioni degli altri, ma poi, assunto un convincimento, una decisione, via, senza esitazioni alla meta. So che mie dichiarazioni ed interviste sono state pubblicate dalle più importanti testate internazionali. Ma questo aspetto, che io considero effimero, non ha mutato il mio modo di essere me stesso, il mio modo di operare come professionista.
Perchè ha scelto proprio Milano per svolgere la sua professione?
Sono giunto a Milano quasi per caso. Ora amo Milano, che mi ha dato molto, ma sinceramente non sò se avrei raggiunto i risultati (pochi o discreti che siano) che ho ottenuto, se non ci fosse stata in me la fantasia del nostro meridione.
Lei per ovvi motivi si reca spesso a Parma, qual’è il suo rapporto con la città emiliana?
Amo certamente anche Parma. Una città ricca di storia e tradizione. Un vero e proprio granducato, chiuso a riccio, che mal sopporta l’arrivo di estranei. Piano piano però, anche Parma si è dimostrata ospitale, con una timida curiosità verso il nuovo arrivato. Amo Parma anche perchè mio figlio ha studiato e recentemente si è laureato in questa città, godendo dei privilegi che soltanto una Univerità con insegnanti di grande prestigio, ma nel contempo "a dimensione umana" per numero di studenti, può elargire.
Quale consiglio si sente di dare ad un giovane avvocato?
La professione di avvocato è … la più bella del mondo, a mio avviso. Può ancora dare molto a chi vuole intraprenderla. Ma pretende molto in termini di impegno e sacrificio da chi l’affronta. Intendo però, forse sbagliando, la funzione di avvocato come un servizio e non come una mera attività mercantile. Advocatus vuol dire chiamato. Oggi, esistono anche aspetti, forse necessari, di promozione, di marketing del proprio Studio. Io ancora preferisco essere: advocatus.
Secondo lei quali interventi normativi servirebbero per evitare che accada una vicenda come quella della Parmalat?
Da cittadino, da operatore del diritto, ho tratto il convincimento che tutte le recenti vicende giudiziarie, dal caso Cirio, a Parmalat, a Popolare di Lodi, Unipol, abbiano messo in luce la necessità di un rafforzamento degli organi preposti al controllo del credito e dei mercati di borsa. Ben venga l’intervento della Magistratura. Ma di certo tale intervento non soddisfa le esigenze di uno stato moderno, se deve essere un’attività di supplenza, un’attività sostitutiva di quegli organi, che, per inadeguatezza normativa, di strumenti, od omissioni umane, non sono riusciti ad impedire ciò che è accaduto.
Salvatore Pizzo