In una lettera inviata al direttore del Mattino di Napoli, il rettore della Sun Antonio Grella ha risposto all’intervento del Vescovo di Caserta Nogaro, che nei giorni scorsi dal suo pulpito è intervenuto rivendicando la casertanità dell’Ateneo. Un ateneo che è anche ad Aversa, dal cui comprensorio provengono gran parte degli iscritti e che nel capoluogo normanno ha due importanti facoltà, architettura ed ingegneria.

Timbrare come casertano qualcosa che non è solo di Caserta, città che è impropriamente elevata al ruolo di nostro capoluogo di provincia, è offensivo anzi provocatorio del sentimento popolare delle nostre genti. Grella scrive: “(…) Ho registrato ancora una volta un senso di onnipotenza illuminata, che consente addirittura di indicare le coordinate attraverso le quali si deve decidere chi debba essere il candidato a dirigere l’Ateneo o che cosa si potrebbe esprimere per il sociale e per la cultura in genere. Nello stesso intervento ho potuto riscontrare una serie di inesattezze che dimostrano come spesso si recita senza conoscere l’opera. Si accusa l’Università di non essersi preoccupata della Casertaneità ma di essere dipendente dalla città di Napoli. Voglio subito chiarire che la Casertaneità si può esprimere in due modi: a parole o con i fatti. In questi ultimi anni (8 per l’esattezza) abbiamo costruito un Ateneo, partito a costo zero, attraverso l’acquisizione di strutture e migliorando le funzioni e gli organici, nonostante le ristrettezze finanziarie. Cito per documentare, le palazzine in Viale Lincoln, il palazzo delle Poste in Viale Ellittico,(in località Caserta ndr) i lavori per la costruzione del policlinico, il restauro di Palazzo Melzi (S.M.C. Vetere), Facoltà di Giurisprudenza, Ettore Fieramosca (Capua) Facoltà di Economia, S. Lorenzo ad Septimum (Aversa ) Facoltà di Architettura, SS. Annunziata (Aversa) Facoltà di Ingengneria, la costruzione degli aulari a S.M.C. Vetere ed Aversa. Ho fatto questi esempi per rappresentare anche il ruolo promotore dell’Ateneo per quel che riguarda i beni culturali ma soprattutto il ruolo sociale per le ore-lavoro che gli interventi di recupero architettonico hanno prodotto. Se in questi ultimi anni l’Ateneo è cresciuto in maniera esponenziale (circa 28.000 studenti) lo si deve certamente non agli interventi effettuati dai vari "pulpiti", ma perché vi è stata una armonica volontà di tutti gli operatori a lavorare alacremente per rendere l’Ateneo in grado di offrire più possibilità di produrre sapere, formazione (…). Almeno che questo modo di dire non si riferisce al "sogno" di concentrare tutte le Facoltà a Caserta. Nel qual caso si tratta di una visione onirica della realtà. Una riflessione: quando si combatteva per il consolidamento dell’Ateneo, i "pulpiti" dove stavano? È facile giudicare quando non si hanno responsabilità soggettive e soprattutto non si deve fare i conti con le difficoltà di tutti i giorni. Sul piano della produzione culturale non accetto sentenze da parte di chi non è al corrente e soprattutto non è in grado di interpretare la realtà nella sua essenza. Pur non essendo Unto dal Signore, nella mia umiltà, ho sempre espulso i "commercianti dal tempio". Queste mie affermazioni nascono dall’esigenza di difendere la dignità dei docenti, che tanto dedicano alla cultura; degli studenti che partecipano attivamente alle nostre attività; ai sacrifici che tutti, ed in particolare il personale tecnico-amministrativo, fanno per rendere l’Ateneo il migliore possibile. Ritornando al discorso della Casertaneità mi permetto di stimolarla ed organizzare un forum in cui stabilire i termini della questione e cioè: qual è l’impegno che i vari settori rivolgono alla Casertaneità? È solo sul nome da dare all’Università, anche se importante, il problema? Come si gestisce un’area metropolitana? Quale futuro per Caserta: dormitorio di Napoli o Città dormitorio? E ne potremmo elencare tanti altri. Altrettanto interessante sarebbe discutere sul problema: laicità o laicismo?». In questa parte finale notiamo che anche il Rettore Grella riconosce il primato di Caserta rispetto alle altre realtà in cui la Sun è presente, questo anche se da posizione diversa, è un altro schiaffo ad Aversa e questa volta proviene non dalla partigianeria di un pulpito casertano, bensì dal mondo accademico. Ciò non è bello per chi è costretto a subire l’esistenza della Provincia di Caserta. Salvatore Pizzo