Per quanti sono interessati a conoscere le nostre radici normanne può essere utile un articolo di Mariateresa Fumagalli, ordinario di filosofia medioevale allUnivesrsità di Milano, pubblicato sullultimo numero di Golem Lindispensabile la rivista pubblicata da Motta editore. Il titolo è: Venivano dal mare I normanni dal nord al sud. Può essere uno strumento utile per quanti vogliono saperne di più su Aversa Normanna, ecco gli stralci che più ci hanno colpito:
( )fino a non molto tempo fa gli storici parlavano di invasioni, oggi le chiamiano più realisticamente "migrazioni di popoli".L’ultima grande ondata che muta la carta politica europea appena dopo il Mille è quella del popolo dei normanni: così si chiamavano le genti scandinave scese sulle coste atlantiche e stabilitesi in Normandia, e da lì partite poi per dominare l’Inghilterra e l’Italia meridionale. Partirono per mare con le loro navi lunghe e sottili dall’alta prua, ben costruite per reggere le alte onde dell’ Atlantico, ma piatte tanto da poter risalire le acque basse dei fiumi e arrivare improvvisamente nei villaggi per commerciare, saccheggiare o offrire i loro servizi di mercenari. Quelli che approdarono sulle coste assolate del nostro Sud, in Puglia, Calabria e Sicilia, erano soltanto poco più di un migliaio: risulta stupefacente che in quattro generazioni siano stati capaci di organizzare un regno stabile e fiorente dal nuovo profilo politico, "splendido" secondo i contemporanei, per la sua cultura e l’arte delle sue città. Rozzi mercenari, forti soldati, predatori senza scrupoli si erano trasformati, un secolo dopo, in una classe dirigente efficente e preparata, che governava un vasto territorio dalle molte lingue e dai costumi differenti. Il primo sbarco era avvenuto giusto un anno prima del Mille a Salerno: erano una quarantina di normanni provenienti da Gerusalemme, pellegrini e insieme mercenari, difficile stabilirlo. In Normandia arrivò ben presto il racconto delle ricchezze di quelle terre "ricche di limoni, noci e mandorle" e trent’anni dopo vi era già il primo feudo normanno ad Aversa; un decennio dopo a Melfi, città di frontiera della Puglia bizantina, ne sorgeva un altro, seguito rapidamente da numerose piccole signorie. Infine Tancredi d’Altavilla e Roberto l’Astuto o il Guiscardo, con i loro uomini, si infiltrano con autorità e stabilmente nel tessuto composito e articolato dei dominî meridionali e progettano la conquista della Sicilia arabo- berbera. Palermo, destinata ben presto a colpire l’immaginazione dei viaggiatori con la sua variegata bellezza, cade in mano normanna nel 1072. ( ). Nel XII secolo i baroni normanni chiesero a Ruggero d’Altavilla di diventare il loro sovrano e il papa di Roma li appoggiò in questa operazione: il giorno di Natale Ruggero fu incoronato con il titolo di re di Sicilia e d’Italia denominazione quest’ultima che irritò molti regnanti, compreso l’imperatore tedesco. I re normanni di Sicilia (e in seguito anche il loro straordinario discendente Federico II Stupor Mundi) si ispirarono per la sostanza e l’immagine del loro potere a una normativa composita: le antiche leggi romane, il codice di Bisanzio, il potere papale, i costumi feudali occidentali e guardarono con attenzione anche alla cultura musulmana, presente del resto in casa loro: in alcune monete il cristiano Ruggero II (nonno di Federico) è definito "protettore dei credenti nell’Islam". Il sovrano amministrava le proprie terre attraverso una scrupolosa burocrazia centrale che eliminava sprechi e privilegi emanando leggi scritte in triplice versione, greco, latino e arabo. Lui stesso era poliglotta e affascinato dal mondo della scienza. La vita culturale a corte era caratterizzata da un affascinante e vivace amalgama di talenti e presenze, musulmane, greche cristiane: la corte siciliana divenne con Ruggero II e con Guglielmo I, ancor prima del regno di Federico, un centro di traduzioni delle opere greche proprio come Toledo in Spagna e fu per i latini una porta d’accesso al pensiero quasi perduto dell’antichità. Le opere d’arte forse non erano armoniose secondo i canoni classici, ma certamente sfolgoranti: gli imponenti castelli normanni, le cattedrali con i mosaici luminosi, i palazzi, i giardini e le fontane della capitale insieme a un ricco harem e allo stuolo di servi e cuochi arabi e allo zoo pieno di animali rari in Europa come l’elefante parlavano di potere, ricchezza e volontà di dominio, ma anche di "curiosità" verso gli altri mondi e attenzione per le realtà lontane e gli orizzonti più ampi al di là del mare.