Strade, scuole, giustizia, diritti per i lavoratori sfruttati, assegni di maternità per le donne…, sembra un elenco di richieste di oggi sono invece le rivendicazioni che nel 1878 un anarchico lucano, Giovanni Passannante, rivolgeva ai Savoia che con la forza delle armi si erano impossessati del nostro Sud. La disgraziata storia di quest’uomo si protrae ancor oggi:
dopo aver cercato di sfregiare Umberto I di Savoia fu ridotto ad una larva, la sua famiglia rinchiusa nel manicomio di Aversa ed il suo paese Salvia di Lucania, per “riparazione”, dovette chiamarsi Savoia di Lucania. Passanante dopo la sua morte fu ritenuto indegno di sepoltura ed il suo corpo gettato in pasto agli animali, mentre il suo cranio ed il suo cervello fino a qualche anno fa è stato esposto nel Museo Criminologico di Roma, dove pagando si poteva “ammirarlo”. Una barbarie che ha avuto fine solo grazie alla dirompenza della rappresentazione teatrale, di denuncia, portata in scena da Ulderico Pesce: “L’innaffiatore del cervello di Passannante”, tanto che il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, dopo l’ondata di sdegno suscitata da questo spettacolo, ha fatto in modo che i resti dell’uomo potessero essere seppelliti nel cimitero dell’antico borgo dove nacque, lì sono ritornati nel maggio del 2007. Lo spettacolo che fino a domenica è andato in scena al Teatro Verdi di Milano, è stato scritto, interpretato e diretto da Ulderico Pesce descrive ciò che avvenne nel 1878, quando Passannante fu prima condannato a morte, poi la pena gli venne convertita in ergastolo, mentre sua madre e i suoi fratelli furono immediatamente internati nel manicomio di Aversa. Per questo aspetto della tragedia la vicenda s’intreccia con la nostra città, non caso Ulderico Pesce ha detto: "Sarebbe bello poter rappresentare questa storia ad Aversa, magari davanti al manicomio criminale". Passannante dopo immani torture fu rinchiuso in una torre sull’isola d’Elba, in una cella senza finestre sotto il livello del mare dove fu isolato per dodici anni. Si ammalò, cominciò a mangiarsi dei propri escrementi. Anni dopo fu trasferito in un manicomio criminale dove morì nel 1910. Grazie alle teorie del Lombroso al cadavere fu tagliata la testa, il cranio e il cervello furono trasferiti nel Museo Criminologico di Roma dove sono stati esposti fino al 10 maggio 2007, per “ammirarli” si pagavano due euro. “L’innaffiatore del Cervello di Passannante” racconta la storia, partendo dal punto di vista del carabiniere che negli ultimi anni aveva il compito di versare la formalina al cervello esposto in bacheca. Adesso la battaglia prosegue, Savoia di Lucania deve ritornare a chiamarsi Salvia.
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Cenni storici: Passannante: nato a Salvia (paese poi ribattezzato come riparazione dell’attentato subito “Savoia di Lucania”) il 19 febbraio 1849, cuoco e un autodidatta. Ha letto la Bibbia e gli scritti di Mazzini e Garibaldi. A 22 anni si dichiara anarchico e propugna la Repubblica universale dove gli anziani abbiano diritto a una pensione e le donne a un assegno di maternità. Il 17 novembre 1878 aggredisce con un coltellino lungo 8 centimetri, buono solo a sbucciare una mela, re Umberto I in visita a Napoli. Giovanni viene arrestato, torturato con ferri ardenti. Sua madre e i fratelli sono presi e chiusi nel manicomio criminale di Aversa. Tutti i Passannante scappano dal paese. Il processo all’anarchico si svolge a Napoli, in un’aula gremita che sembra un teatro, con i posti numerati e le signore con il binocolo per vedere “il mostro”. È condannato al patibolo, poi al carcere a vita. Che sconta nella torre della Linguella sull’isola d’Elba. Vi arriva che ha 29 anni, è una larva (a Napoli ha perso 20 chili) e lui, che è alto un metro e 60, viene chiuso in una cella di due metri per uno, alta uno e 50, posta sotto al livello del mare. Se ne sta per oltre dieci anni al buio. Ai piedi gli serrano una catena con una palla di 18 chili. Non può incontrare esseri umani. Diventerà cieco, si ammalerà di scorbuto e, ridotto alla fame, sarà costretto a mangiare i propri escrementi. Solo la tenacia di un deputato socialista, Agostino Bertani, lo farà trasferire nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, dove morirà a 61 anni nel 1910. Oggetto di studi lombrosiani, Passannante viene decapitato, il cranio trapanato, il cervello e il corpo, “non degno di sepoltura”, dato in pasto a cani e porci. Dal 1936 i resti e gli scritti dell’anarchico sono stati trasferiti nel Museo criminologico di Roma dove sono rimasti esposti al pubblico fino al 10 maggio del 2007.