Affronto la prigione a testa alta": con queste parole Angelo D’Arcangeli, studente di Scienze Politiche a Parigi, originario di Priverno (Latina), aveva commentato il suo arresto, protrattosi dal luglio al novembre dello scorso anno, relativo ad un’inchiesta sulle attività del (nuovo) Partito comunista Italiano, condotta in coordinamento dalle autorità francesi ed italiane. Ad Angelo d’Arcangeli, attualmente ventiduenne, arrestato perché simpatizzante del (nuovo) P.C.I., non veniva contestato l’essere in contatto con un’organizzazione clandestina quale fatto in sè, dato che la clandestinità senza scopi criminali non è espressamente vietata dalle leggi italiane, quanto i suoi rapporti con le finalità del (n.) P.C.I., sospettato dagli inquirenti francesi di terrorismo.

Per Angelo D’Arcangeli la mobilitazione è stata sentita anche livello internazionale, ed in Italia è andata oltre la sua regione d’origine, il Lazio, con una intensa campagna a sua favore condotta anche in diverse altre regioni, tra cui la Campania, dove in particolare hanno organizzato attività a suo sostegno due organizzazioni vicine al suo pensiero politico: il partito dei C.A.R.C. (Comitati di Appoggio alla Resistenza-Per il Comunismo) e l’A.S.P. (Associazione di Solidarietà Proletaria). In questa intervista, Angelo D’Arcangeli spiega le attività del (n.) P.C.I., ed illustra il suo impegno politico attuale, nella Lista Comunista in quanto candidato a sindaco di Roma. D.) Dal luglio al novembre del 2005 sei stato arrestato dalle autorità francesi, accusato di essere parte di un’associazione sovversiva con finalità di terrorismo, ossia il nuovo Partito Comunista Italiano. Quali erano, più in dettaglio, le principali accuse rivolte al (n.) P.C.I. ed in che modo hai replicato a quanto ti è stato contestato? R.) Praticamente sono stato arrestato il 19 luglio con l’accusa di associazione di malfattori con finalità di terrorismo, perchè sono un simpatizzante del (nuovo) Partito Comunista Italiano, un collaboratore della Delegazione del (n.) P.C.I., che è un collettivo pubblico che si occupa di propagandare a livello internazionale le concezioni del partito: quindi sono stato imprigionato perchè mi sono avvalso del diritto di avere un’idea politica, e perchè mi sono avvalso del diritto di fare della propaganda politica. D.) Dal settembre 2005 il nuovo P.C.I., in risposta agli arresti che tu ed tuoi i compagni Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel avete subito, è entrato in clandestinità. Ritieni sia possibile o auspicabile che il nuovo P.C.I. esca dalla clandestinità? R.) Il (nuovo) Partito Comunista Italiano in realtà non è entrato in clandestinità nel settembre 2005, ma nel ’99 è stata creata un’organizzazione che si chiamava Commissione Preparatoria del Congresso di Fondazione del (nuovo) P.C.I., che era clandestina: il lavoro di questa Commissione Preparatoria (C.P.) nell’ottobre del 2004 ha raggiunto il suo obbiettivo, cioè ha fondato il (n.) P.C.I., e lo ha fatto nella clandestinità. Noi pensiamo che la clandestinità sia necessaria perchè ci siamo resi conto sulla nostra pelle che gli spazi che lo Stato borghese dà ai comunisti per intraprendere e sviluppare, portare avanti l’attività politica, si fanno sempre più ristretti, e riteniamo che un partito rivoluzionario non possa sottostare ai capricci e alle minacce della classe borghese. Utilizziamo la clandestinità come strumento per garantire la continuità al nostro lavoro. D.) Il fatto che siate clandestini potrebbe però essere usato quale pretesto per darvi ancora problemi: che ne dici? R.) E’ una domanda molto interessante… Non esiste nessun articolo di legge che vieti ad un’organizzazione di essere clandestina. Infatti al (n.)P.C.I mai è stato contestato di essere clandestino, ma viene accusato di terrorismo. D.) Quindi è possibile essere clandestini a patto che non si sia dediti al terrorismo e ad attività di criminalità comune? R.) Sì… D.) Come ti spieghi che Maj e Czeppel non siano stati ancora scarcerati, mentre tu sì? R.) Maj e Czeppel non sono stati ancora scarcerati perchè il giudice Thiel sta ricorrendo con tutti i suoi poteri giuridici ed a tutte le leggi esistenti per la lotta contro il terrorismo per cercare di tenere il più lontano possibile i due compagni dall’attività politica, nonostante che il loro dossier sia vuoto. Anche con me Thiel voleva fare la stessa identica cosa, ma la forte mobilitazione internazionale che si è sviluppata contro il mio arresto ha obbligato il giudice a scarcerarmi, a mettermi in libertà vigilata. D.) Precisamente, quale ruolo ricopri nel nuovo P.C.I.? R.) Io non sono un membro del (n.) P.C.I., sono un simpatizzante ed un collaboratore della Delegazione del nuovo Partito Comunista Italiano, che è, come già detto, è un collettivo pubblico che fa propaganda a livello internazionale sulle concezioni del (n.) P.C.I., e sviluppa i rapporti con partiti ed organizzazioni comuniste sulla scena internazionale. D.) Sei stato sottoposto ad un regime carcerario molto duro, d’isolamento per certi aspetti peggiore del 41 bis: a cosa pensi mirassero gli inquirenti con questo trattamento? R.) Il giudice è ricorso a questo trattamento per farmi pressione e per cercare di estorcermi delle informazioni, per tentare anche di farmi abbandonare l’attività politica: non è tuttavia riuscito nel suo intento. D.) Puoi indicare i principali obbiettivi, in politica interna ed estera, ed i metodi del (n.) P.C.I.? R.) Il nostro programma si sintetizza nel volere fare dell’Italia un nuovo Paese socialista e contribuire così alla nuova ondata della rivoluzione proletaria, alla rinascita del movimento comunista internazionale. Il nostro fondamento ideologico principale è il marxismo-leninismo-maoismo, perchè riteniamo che il maoismo sia la sintesi più alta prodotta fino ad adesso dal pensiero, dal movimento comunista. D.) Supportate così anche i movimenti di liberazione, rivoluzionari, all’estero? R.) Sì, certo. D.) Collegandoci ancora al tema internazionale, a Fresnes, durante la tua detenzione, sei riuscito a stabilire un contatto con prigionieri politici indipendentisti baschi e corsi, aderendo anche ad uno sciopero della fame promosso dai primi. Hai avuto così un’esperienza di prima mano sulla repressione verso questi movimenti, affermando di avere assistito a non poche violazioni dei diritti umani…. Quali sono le principali ingiustizie che hai visto lì, e di quali azioni repressive sei venuto maggiormente a conoscenza, anche indirettamente, verso movimenti indipendentisti ed antiimperialisti in terra francese? R.) Sì, lo Stato francese sviluppa una fortissima repressione contro il movimento indipendentista basco, corso ed anche bretone. Le prigioni sono affollate. Viene ostacolato anche il separatismo occitano, diffuso soprattutto in Provenza. Le carceri francesi hanno prigionieri politici soprattutto tra i compagni che provengono da lotte per l’autodeterminazione nazionale. Noi, come (n.) P.C.I., sosteniamo le lotte per l’autodeterminazione nazionale: ciò ha fatto sì che s’instaurasse da subito un ottimo rapporto con esponenti di questi differenti movimenti. Per quanto concerne lo specifico della violazione dei diritti umani, posso sintetizzare tutto dicendo che il carcere si è dimostrato essere un luogo punitivo e non un luogo organizzato per un reinserimento nella società delle persone. Nè l’attività culturale nè quella sociale sono presenti in carcere, o sono presenti in una quantità e qualità miserabili. Oltre a questo, i detenuti politici sono sottoposti a misure restrittive molto molto forti, come il blocco della posta, come le perquisizioni settimanali della cella, come il fatto che il sorvegliante nell’ora d’aria scriva le cose che vengono dette, con chi si parli… D.) Anche a te bloccarono la posta, vero? R.) A me bloccarono la posta per due mesi, dopodichè cominciarono a darmi la posta una volta al mese. D.) Quindi con un ritardo cronico? R.) Sì, veniva tradotta dal giudice e poi veniva selezionata. Le lettere venivano così sempre prima lette dall’autorità giudiziaria. D.) Era presente anche un timbro a segnalare la censura? R.) Sì, sì, ci mettevano una spilla e poi me le davano…. Antonella Ricciardi, 18 marzo 2006