
Raffaele Trabucco nel chiostro dell’ Istituto” S. Lorenzo”
(Patriota e concertista)
Raffaele Trabucco, figlio di un sarto, vide la luce in Aversa il 14 Marzo 1823.
Rimasto orfano in tenera età, fu rinchiuso nel collegio di S. Lorenzo della sua città, dove ebbe la fortuna di frequentare una delle più rinomate Scuole Musicali del Regno borbonico.
Ne uscì a diciotto anni, col diploma di suonatore di corno, e si recò a Napoli dove ottenne un posto nell’orchestra del Teatro di corte.
Nel 1843, per i suoi meriti artistici, fu incorporato in un reggimento di Ussari della Guardia Reale.
Nel 1848, all’età di venticinque anni, fu contagiato dalle idee antiborboniche dell’ epoca e lasciò il reggimento insieme a qualche amico.
Dichiarato disertore, si rifugiò su un piroscafo inglese e, sotto falso nome, raggiunse la Gran Bretagna portando con sé il suo corno.
Strumento che, avendolo reso famoso durante la navigazione, gli consentì di entrare nelle simpatie dei reali della Corona divenendo il primo Corno del Teatro della regina Vittoria.
Nel 1851, lasciata l’Inghilterra, passò in Francia dove suonò facendosi apprezzare nei migliori Teatri e in locali pubblici.
Caduto in disgrazia e perseguitato, in quanto implicato in un attentato a Napoleone III dopo un processo fuggì in Grecia calcando la scena del principale Teatro di Smirne.
Nel 1859, fece ritorno in Italia dove si arruolò nel reggimento dei Cacciatori degli Appennini.
Qualche anno dopo, spinto dal suo spirito patriottico, si arruolò tra i volontari garibaldini partecipando, al comando di Bixio, alla battaglia del Volturno venendo ferito gravemente al petto e decorato sul campo.
Ristabilitosi in salute, da questo momento, cominciò ad alternare la sua militanza militaresca con la passione per la musica che, oltre a farlo viaggiare per mezza Europa , lo fece mettere piede anche in alcuni paesi dell’America Latina.
Finite le guerre, fece ritorno a Napoli e, non riuscendo ad accettare il nuovo corso politico, cominciò ad isolarsi cadendo quasi in depressione.
In segno di riconoscenza gli venne offerto un posto di usciere nella città di Reggio che rifiutò sdegnosamente rifugiandosi , nel 1894, a Parigi e il giornale “Le Figaro” lo dava per morto.
Sempre più angustiato e tormentato da un irrequietezza interiore , ritornò definitivamente a Napoli dove, dopo aver scritto le sue memorie, finiva i suoi giorni terreni.
Di Lui Luigi Zuppetti cosi ebbe a scrivere nella introduzione di una sua autobiografia:
“Amò la patria più che il proprio corno ,E in premio dai Caini ottenne … un Corno…”.
Parole significanti che sintetizzano l’Uomo.
testo di Antonio Marino
Da segnalare che l’ultima ristampa della sua vita è stata edita, con la prefazione di Bruno Lamberti, dalla locale libreria Quarto Stato