Dopo aver recepito solo a parole l’emendamento che salvava i diritti e i titoli acquisiti da miglia di insegnanti, vincitori di concorsi e specializzati, cassati con poche righe dall’art.66 della finanziaria, sono intervenuti vari esponenti politici della maggioranza a garantire che al Senato tutto si aggiusterà, ma dopo quello che successo è bene diffidare. Fino ad oggi nessun big della politica nazionale ha preso posizione, si badi bene la norma che si sta tentando di far passare riguarda meri fatti tecnici, la decadenza delle graduatorie permanenti senza fare salvi i diritti acquisiti, e quindi il venir meno requisiti per poter aspirare non solo alle assunzioni ma anche alle supplenze.

Questo non è un fatto bilancio, quindi è stato un autentico blitz che con la finanziaria centra poco o nulla. L’onorevole Manuela Ghizzoni, capogruppo dell’Ulivo in commissione Cultura, ha detto che: «Sul problema del precariato e delle graduatorie permanenti della scuola il governo ha preso impegni precisi accogliendo due ordini del giorno alla Finanziaria e – prosegue – nel prosieguo dell’esame della legge, apporrà interventi legislativi in grado di garantire il mantenimento dei diritti acquisiti dai precari della scuola che non dovessero rientrare nel piano di assunzione triennale». Sulla questione è intervenuto anche Gianfranco Morgando, anche lui dell’Ulivo, relatore della finanziaria al Senato che domani (venerdì) sarà a Parma, ha detto «La questione dei precari è un tema da approfondire anche se i problemi sul tappeto sono diversi. Tuttavia sono convinto che la nostra Finanziaria non deluderà le attese di decine di migliaia di insegnanti preoccupati per il loro posto di lavoro». A loro ha risposto per la Cdl Sergio Pizzolante (Fi), il secondo del centro-destra ad intervenire sulla questione dopo il dirigente giovanile di An Gianmario Mariniello, tutti gli altri sulla vicenda nicchiano, i voti di 300mila tra docenti e collaboratori scolastici non gli interessano. Dice Pizzolante: «Questo è il contributo che il governo da alla causa del precariato, cioè, invece di stabilizzare i precari li elimina. Inoltre – conclude – gonfia a dismisura i precari al minimo di stipendio nelle cooperative rosse e negli “ottocento Iri” locali che il centrosinistra ha creato nei dieci anni passati in tutta Italia, nelle regioni che amministrava».

Salvatore Pizzo

Di red