Anche i Comitati Italiani Precari della scuola aderisce allo sciopero del 18 Marzo indetto dalla Gilda degli Insegnanti e dalla Cgil, per protestare contro la volontà dei politici di cacciare via, nei prossimi tre anni, 87mila 431 docenti e 44mila 500 collaboratori scolastici. "Ancora una volta i precari della scuola scioperano a difesa degli spazi occupazionali e del diritto dei giovani ad un’istruzione pubblica libera e di qualità, perché – chiarisce Maristella Curreli, presidente nazionale dei C.I.P. comitato insegnanti precari – mai come ora la nostra precarietà lavorativa si sta saldando con quella esistenziale delle future generazioni, specie quelle culturalmente e socialmente più svantaggiate. Questo governo sta, a noi e a loro, rubando il domani".
I C.I.P. chiedono il rispetto dalla legge 296/2006 sulla stabilizzazione dei docenti precari attraverso la copertura di tutte le disponibilità perché, la permanenza di un insegnante su sei in regime di costante provvisorietà, comporta ricadute gravissime sulla qualità della nostra scuola, sulla competitività sia del nostro sistema formativo e sia dell’intero sistema paese in ambito internazionale. Mina, per tutti, le basi del domani, sottrae spazi di conoscenza, di consapevolezza, di libertà e di democrazia. Si legge in una nota: “I C.I.P. deplorano il terrorismo mediatico circa l’esubero dei docenti in servizio. A cui si accompagna il più bieco, volgare e diffamatorio linciaggio di ministri delle finanze, della funzione pubblica e dell’istruzione contro la scuola e i suoi operatori. Questa cornice di falsità è, da sempre, stata propedeutica al blocco del turnover, ai tagli delle cattedre, ai dissennati aumenti degli alunni per classe, alla revoca del tempo pieno, prolungato o esteso, alla sottrazione del sostegno agli alunni portatori di handicap, alla riduzione del tempo scuola, alla chiusura di scuole, alla limitazione degli indirizzi scolastici, alla negazione delle risorse per il recupero, alla decurtazione dei fondi di gestione degli istituti e via così, di male in peggio, col dichiarato intendo di abbassare la qualità dell’offerta formativa della scuola statale e favorire, anche con elargizioni crescenti di fondi pubblici, gli istituti privati, specie se confessionali. I provvedimenti Gelmini-Tremonti-Aprea – conclude Maristella Curreli – costano 160.000 posti di lavoro e cancellano ogni possibilità di stabilizzazione dei precari, revocando i loro diritti acquisiti negli anni, infliggendo un colpo ferale alla scuola statale". Una parte del taglio di 87mila 431 docenti è da ascrivere al precedente governo, ben 20mila posti, tuttavia forze politiche che lo sostennero aderiranno anche loro allo sciopero, è il caso della Figci (Federazione Italiana Giovani Comunisti Italiani). Nei giorni scorsi avevano espresso la loro adesione numerosi associazioni del mondo della scuola, sia studentesche che dei genitori, intanto a Parma ha aderito anche il gruppo “Maestre e Maestri, autoconvocati” di cui è portavoce il nostro direttore Salvatore Pizzo.