150mila persone stanno per subire un’infamia codificata per legge, un’aggressione grave alla scuola italiana che le classi politiche italiane in maniera trasversale stanno perpetrando silenziosamente, con la complicità di una consistente parte di quei sindacati ritenuti più “rappresentativi”. Un accordo balordo, quasi totale, che senza una sufficiente divulgazione sta rimanendo praticamente sconosciuto ai mezzi d’informazione.

Dopo Gilda e Snals, anche i Cobas hanno proclamato lo sciopero generale unitario della scuola, con manifestazione nazionale a Roma, davanti al Senato, il prossimo 7 dicembre. Il governo alla chetichella ha inserito una norma tecnica, e non di bilancio, nel testo della finanziaria che all’articolo 66 cancella, con decorrenza dall’anno 2010, le graduatorie permanenti da cui si attinge il personale scolastico. Ciò senza garantire che i titoli di servizio e le abilitazioni fino a quella data conseguiti siano utili per accedere ai successivi percorsi di reclutamento, che peraltro non si sa ancora come saranno. Praticamente gente che da anni lavora nella scuola sarà esclusa, ma siccome dopo quella data le istituzioni scolastiche dovranno funzionare lo stesso, chi ha partorito questa norma grave di stampo dittatoriale, di concerto con i baroni universitari, starà già pensando ai magheggi da porre in essere per gestire e reclutare con metodi che a questo punti tutti possiamo immaginare: voti ricattando la gente nelle aree del paese più disagiate, soldi per accedere a percorsi di rivalutazione dei titoli, è questo lo scenario che si profila. Non tutto è perduto, la Finanziaria licenziata dalla Camera dev’essere ancora discussa al Senato. L’articolo 66, del quale nessun politico si assume la paternità, si può ancora modificare. I Cobas, come già hanno fatto già Gilda e Snals, in una nota ribadiscono la propria posizione. ”La drammaticita’ dei tagli alla scuola pubblica, operati nella Finanziaria -spiega Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas- e la continuità della politica di Fioroni con quella morattiana sono oramai sotto gli occhi di tutti”. ‘La Finanziaria -ribadisce- taglia migliaia di classi e 50 mila posti di lavoro, e nel contempo aumenta di 150 milioni di euro i finanziamenti alla scuola privata, impedisce il rinnovo del contratto (scaduto da 11 mesi) di docenti ed Ata, investendo non più di una decina di euro mensili a testa per il biennio 2006-2007, e non concede neanche l’indennità di vacanza contrattuale”. ”Mentre la Finanziaria sarà in discussione al Senato -sottolinea quindi Bernocchi- occorre dunque intensificare ulteriormente la lotta e, data la drammaticità della situazione, chiamiamo docenti ed Ata ad una seconda giornata di sciopero il 7 dicembre. Avendo promosso in tale data lo sciopero anche lo Snals e Gilda, esso può diventare lo sciopero di tutti/e. Per questo invitiamo anche Cgil-Cisl-Uil che hanno indetto insignificanti, data la gravità della situazione, scioperi di un’ora (peraltro non rispettando neanche le regole sulla rarefazione degli scioperi, che proprio essi hanno imposto arbitrariamente in questi anni) nei giorni successivi, di confluire su tale data affinchè tutte le scuole restino chiuse in difesa dell’istruzione pubblica”.

Salvatore Pizzo