La vicenda che riguarda la situazione controversa dell’inserimento nelle graduatorie scolastiche, a pieno punteggio e non in “coda”, degli insegnanti non di ruolo che hanno scelto di cambiare provincia, continua a porre vari interrogativi circa la scelte difensive adottate dall’Avvocatura dello stato negli interessi del Ministero della Pubblica Istruzione.
Nei giorni scorsi c’è stata una seconda decisione del Tar del Lazio, che ha ordinato al Ministero di inserire a pieno punteggio (in gergo si dice “a pettine”), altri 7mila docenti. Una decisione simile risale a qualche settimana fa. Si tratta di uno dei tanti pasticci all’italiana, eppure gli avvocati dello stato che rappresentano il Ministero, dovrebbero ben sapere che la sentenza numero 14290 del 20 giugno 2007, della Cassazione a sezioni unite stabilisce che le controversie riguardanti le graduatorie scolastiche, rientrano nella competenza del giudice ordinario e non di quello amministrativo. Sollevando questa eccezione probabilmente il Tar, di fronte ad una simile giurisprudenza, si sarebbe dichiarato incompetente e la babele di oggi sarebbe stata evitata. I ricorrenti avrebbero dovuto iniziare un nuovo iter davanti ad un altro giudice. Il governo sta comunque vanificando la sentenza con una norma ad hoc inserita nel cosiddetto decreto “salva precari” che decade il prossimo 24 novembre, ma la fase di conversione in legge sta proseguendo al Senato dopo l’approvazione della Camera. Intanto essendo per adesso valide le decisioni del Tar, e mancando, eppure temporaneamente, la norma che vanifica la sentenza, si è già insediato il commissario ad acta nominato dal Consiglio di Stato, Luciano Cannerozzi de Grazia commissario ad acta, nominato dalla III sezione bis del Tar del Lazio presieduta da Evasio Speranza. In pratica i ricorrenti non avranno quello che hanno chiesto a causa della nuova norma, ma il Ministero pagherà fior di spese legali per le cause perse e che non per una questione di diritto ma di procedura, poteva comunque vincere, se solo qualcuno dai piani alti di Viale Trastevere avesse ricordato ai legali la sentenza della Cassazione. Per adesso ci sta guadagnando solo chi incasserà le spese legali che il Ministero è stato condannato a pagare.
Salvatore Pizzo
docente di scuola primaria statale
giornalista di cronaca giudiziaria