La maggior parte dei sindacati che rappresentano i dipendenti della scuola italiana per sabato ha dichiarato uno sciopero, uno dei tanti indetto da quei sindacati che poi sono comunque molto vicini e premurosi con i soggetti che rappresentano le loro controparti, i funzionari del Ministero dell’istruzione, talvolta anche tesserati degli sindacati, verso i quali non viene mossa mai alcuna critica, come se il sadismo burocratico imposto alla scuola italiana non fosse un problema da estirpare.
Su Io Donna del 13 ottobre scorso è stato pubblicato un articolo di Milena Gabanelli dal titolo: Il problema che la scuola non risolve, che in parte rende chiaro come siamo messi, ecco cosa scrive la conduttrice di Report:
Perchè ogni anno, nella scuola, si ripropone il problema dei precari? Perchè fanno comodo. Lo stato risparmia su ferie non pagate e malattie coperte al 50%, i politici possono promettere demagogiche illusioni di posto fisso, i sindacati rastrellano tesseramenti fra gente che si smarrisce in mezzo alle regole sempre più astruse. Dal ’98, poi con la nascita della Scuola di Specializzazione per l’insegnamento secondario (Ssis), i precari aiutano anche a risolvere i problemi di occupazione di docenti e ricercatori universitari. Si tratta di un corso a numero chiuso, con tanto di ammissione, che fra tasse, iscrizione e marche da bolo, costa circa 4mila euro. Per due anni i corsisti hanno l’obbligo di frequenza, tutti i pomeriggi dalle 14 alle 19. La promessa, a fronte di tanto impegno, sarebbe l’accesso al mondo dell’insegnamento; di fatto il risultato è invece l’accesso al mondo del precariato. Come si spiega, visto che il numero dei partecipanti era programmato in base alle necessità del territorio? La risposta è nell’intervento dei sindacati, che dipingendo i docenti specializzati come figure prive di esperienza tramite alcuni megaconcorsi abilitanti ottengono il passaggio di ruolo di molti precari storici. Dire che l’anzianità prevale su ogni principio meritocratico significherebbe affermare il principio dell’inutilità della formazione. Allora lo Stato, decide, indeciso, di assegnare ogni anno la metà dei posti ai sissini (le immissioni in ruolo ndr) è metà ai vecchi precari abilitati, aprendo tra le due parti, aprendo tra le due parti una rancorosa disputa a sun di ricorsi e manifestazioni. Il fatto è che in tutte le graduatorie, per pochi precari che sono assunti, molti vengono iscritti, tanto che nei mesi scorsi le graduatorie sono state chiuse definitivamente e trasformate in cosiddette graduatorie ad esaurimento. Nonostante questo, è stato avviato un nuovo corso di specializzazione biennale, che sfornerà circa 11mila nuovi precari, che ovviamente si aggiungeranno agli altri. A nessuna azienda privata sarebbe permesso di assumere e licenziare dipendenti con grande disinvoltura e di organizzare corsi di formazione a pagamento, con promessa di assunzione, disattendendo poi l’impegno. Lo Stato, invece, ogni anno lo fa.