Un cavaliere o un professore alla guida del Paese? Il 9 e il 10 aprile è in discussione la democrazia.
Una libera opinione dal mondo accademico Il 9 e 10 aprile, come cittadini italiani, saremo chiamati ad esprimere la nostra preferenza sulla costituzione della mappa e della geografia parlamentare, mediante il voto ad un partito. Dopo dodici anni torneremo a votare con un sistema elettorale, che è una delle ultime virate del quinquennio del governo del cavaliere. Il sistema maggioritario, con il quale negli ultimi dodici anni, sono stati eletti i membri di Camera e Senato è andato in soffitta, lasciando il posto ad un sistema proporzionale corretto da sbarramenti, vincoli di coalizione e premi di maggioranza. In pratica, se prima dellentrata in vigore della nuova legge elettorale, nel silenzio della cabina elettorale, mi ponevo la domanda: Da chi voglio farmi rappresentare in Parlamento? Quale persona, quale voce dovrà parlare al mio posto tra le poltrone di Montecitorio e Palazzo Madama?; ora invece il mio voto, la mia preferenza andrà al simbolo di un partito, legato ad una coalizione; poi un sistema elettorale, che rasenta la costituzionalità, assurdo quanto paradossale, deciderà per me chi dovrà sedere tra i banchi del potere. La nuova legge elettorale (Legge 21 dicembre 2005, n. 270), pertanto, è una delle ultime mosse del processo di robotizzazione del cittadino italiano. Una precisazione va fatta a monte, per sgomberare il campo da eventuali equivoci: come collaboratore del Corriere di Aversa e Giugliano, mi assumo tutta la responsabilità soggettiva di quanto andrò argomentando in questo pezzo e le asserzioni che seguiranno non vogliono avere la presunzione di rispecchiare lidea di fondo del giornale, che è e resta una delle voci dellindipendenza e della libertà giornalistica dellagro aversano. Per ritornare alla mia discussione, il 9 e 10 aprile non è solo in ballo una logica dellalternanza, tra il centrodestra del cavaliere (il governo dellottimismo di facciata) o il centrosinistra del professore (il governo della serietà e del sacrificio), bensì credo che siano in gioco i fondamenti stessi della vita democratica del Nostro amato Paese. Ciò mi ha spinto a scrivere questo mio articolo e ad argomentare con ragionevolezza perché voterò per il meno peggio: il centrosinistra. È sotto gli occhi di tutti, almeno che non si voglia negare la realtà (e questo dal punto di vista della psichiatria è una patologia della mente), come in cinque anni il cavaliere si sia costruito un Paese a suo uso e consumo, a sua immagine e somiglianza. I ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sempre meno poveri, dunque la sperequazione economica si è aggravata. È stato raso al suolo il ceto medio, il piccolo commercio, la media proprietà; visto che è sempre più difficile metter su famiglia, di questi tempi, si potrebbe parlare anche della creazione di una nuova classe sociale, del proletariato senza prole: quelli a cui il mercato del lavoro non fornisce la possibilità di progettare, sognare, programmare il proprio futuro e metter su famiglia. Peppe (il nome è di fantasia), 35 anni, con moglie e due figli, operaio presso una fabbrica di scarpe ad Aversa, a stento arriva a fine mese; mi diceva, laltro giorno, che il calendario è come se avesse sempre una settimana in più. Daltronde i tempi sono bui per leconomia italiana, questo lo sanno tutti, tranne il cavaliere e la sua casta, che continuano a sbandierare che tutto va bene, continuano a mascherare la brusca caduta economica dellItalia dietro a un ottimismo di facciata. Il cavaliere continua a dare i numeri, questo è un dato di fatto. Per esempio, continua a dire di aver creato migliaia di nuovi posti di lavoro, ma non specifica che sono a progetto e non danno la possibilità di programmare la vita, determinando un precariato economico, esistenziale e psicologico. La situazione diventa, dunque, particolarmente delicata e mi chiedo: perché ridare di nuovo il potere di governare ad un uomo che oramai è in pieno delirio psicotico, confondendo la realtà che è fuori di lui, da quella che è nella sua testa?. Credo personalmente che la normalità o patologia economica di un Paese sia simmetrica alla normalità o patologia psicologica di un capo del governo, in un sistema come il nostro: vale a dire, se il capo del Governo è un tipo calmo e sereno, così sarà lItalia, se invece è un tipo nevrotico, anche i cittadini lo diventeranno nelle loro relazioni umane ed economiche. Il quinquennio del governo del cavaliere ha reso lItalia più squilibrata economicamente ed esistenzialmente. I due centri propulsori dello sviluppo di un Paese sono: il mondo della ricerca universitaria e quello degli operai. Il governo attuale li ha barbaramente penalizzati, frenando la crescita del Paese. Un Paese democratico investe infatti nel mondo della ricerca universitaria, destinando fondi ai dipartimenti, per favorire la ricerca e trovare soluzioni nuove ai problemi medico-scientifici, di politica, del diritto, di economia. Un Paese democratico investe, inoltre, nel mondo operaio, in quanto creando soluzioni di benessere esistenziale tra gli operai, questi vivendo una vita familiare e sociale senza frustrazione, potranno produrre di più e meglio, in pratica potranno dare di più alleconomia, allesportazioni, alla competitività del Paese. Leconomia e la ricchezza del Paese la crea Peppe, non il ministro o il superministro dellEconomia, né il capo del Governo. In Italia, il 9 e 10 aprile sono in seria discussione i fondamenti della democrazia: personalmente, credo che si possa asserire con ragionevolezza che, nel Nostro Paese, negli ultimi anni, si sia innescato un processo subdolo di regime dittatoriale, una sorta di democrazia di facciata, ma di totalitarismo di sostanza. Questa espressione può destare sorpresa, pertanto va spiegata. Quando pensiamo ad una dittatura pensiamo solo ai regimi di Hitler in Germania, Mussolini in Italia, Stalin nellURSS, Tito in Jugoslavia, Franco in Spagna. Ma anche il concetto di regime dittatoriale ha attraversato una lenta evoluzione. In una dittatura generalmente la dialettica tra popolo e dittatore viene a mancare: è il dittatore ad entrare nella testa, nel corpo, nel sangue, nella vita, nella professione, nella formazione intellettuale del popolo. Scompare la singolarità del cittadino che è messo in condizione di non scegliere, di non progettare la sua vita, il suo futuro: si può parlare solo di chi detta legge (il dittatore) e la massa (il popolo che subisce passivamente). La personalità del singolo cittadino è subordinata alla massa, fino ad essere annullata, alienata. In Italia, un imprenditore, proprietario di reti televisive, proprietario della più grossa azienda editoriale, ha governato per un intero quinquennio entrando così con violenza psicologica e comunicativa nella vita del cittadino, ipnotizzandolo con il suo finto sorriso e la sua dialettica: tutto ciò ha snaturato la personalità del singolo cittadino. Il cavaliere ha condizionato così tanto lItalia, che quando si parla di politica, oramai si parla di lui per 80 per cento. Non cè dubbio: come immagine mediatica il professore sembra un uomo triste e depresso, invece il cavaliere sembra un uomo aitante, sorridente ed ottimista; ma si sa che la televisione non rende la realtà. Il pericolo per chi non si interroga sulla veridicità delle immagini televisive è quello di prendere per vero ciò che la televisione mostra, il pericolo è di prendere per vero ciò che è fiction, finzione. Non salvo il centrosinistra. Se il cavaliere si è americanizzato, il professore si è berlusconizzato, vale a dire è caduto nella logica del berlusconismo mediatico, rispondendo alle provocazioni adolescenziali del cavaliere. La campagna elettorale delle politiche 2006, si può a ragione bollare come fase di regressione politica: sembra un asilo dove i bimbetti litigano, si mettono le mani addosso, si adirando per un pezzo di torta; è legittimo che i bambini dellasilo vivano senza pensieri e sperimentino anche questi giochetti, ma è assurdo che una classe politica, che si prepara a governare un Paese di quasi sessanta milioni di persone, scenda così in basso. Dopo il 9 e il 10 aprile, dopo lo stress mediatico della campagna elettorale, forse i grandi uomini politici si permetteranno un vacanza in un villaggio esotico, invece Peppe tornerà in fabbrica dalle 8 di mattina alle 8 di sera e la moglie, dopo avere accompagnato i bambini alla scuola pubblica, farà file estenuanti nellufficio postale dietro casa sua per pagare luce, gas, telefono, rate del televisore, scadenze varie. Lunica vacanza che Peppe può permettersi è quella del pendolarismo ad Ischitella, la settimana di ferragosto, sotto un sole cocente dovrà fare la fila anche sulla via del mare per una settimana; anzi, forse facendo qualche straordinario in più, potrà permettersi di arrivare, partendo alle 5 di mattina, fino a Formia. Ditemi voi se questa è una Italia dove è applicata la giustizia sociale. Ditemi voi se questo operaio è trattato da uomo, ditemi voi se Peppe è trattato come schiavo o bestia da soma. Eppure è gente come Peppe che porta avanti leconomia italiana, non un ministro, un superministro o un capo del Governo. Sabato sera ho visto Il caimano di Nanni Moretti. La sala era pressoché vuota e questo mi ha molto preoccupato. Parla della logica del cetriolo e del contadino, parla di chi ha una idea vincente, ma solo perché non è nessuno, non conta, non ha soldi si vede derubato, espropriato, del frutto del proprio lavoro e della propria fatica, da chi invece ha soldi. Parla di chi ha cervello, ma è senza soldi e di chi ha soldi, ma non ha né cervello né cuore. Il caimano è un ottimo manipolatore delle idee altrui, le utilizza a proprio uso e consumo, comprandosi quelli che tentano di mettere i bastoni fra le ruote. Il caimano è una bestia astuta, è un coccodrillo che nuota con calma a livello dellacqua, mimetizzandosi, studiando a distanza la preda, sbranandola allimprovviso. La politica italiana attuale è lontana dallessere una vocazione come la intendeva De Gasperi, è lontana dallessere adesione a valori come la intendevano i padri costituzionalisti. Domenica andrò a votare sperando che una logica del ricambio possa ridare respiro alleconomia del Paese. Domenica andrò a votare e voterò per il meno peggio: il centrosinistra.
Nicola Palumbo (nicopalumboit@libero.it) Ricercatore e Assistente Universitario Università La Sapienza di Roma Dipartimento di Filosofia del Diritto e Filosofia politica.