Una questione che affonda le radici nella politica. In questo caso si tratta di una cortesia indiretta fatta dalla Camorra all’economia settentrionale
Il Clan dei Casalesi è una multinazionale del crimine en organizzata finanziariamente e politicamente, fatta di colletti bianchi ed insospettabili, che hanno aderenze non solo dalle nostre parti, dove sparano e coartano, ma anche in altre parti d’Italia e del mondo dove investono in attività “regolari” i soldi intrisi del sangue della gente del Sud, dove trovano contatti di un certo livello mostrandosi come imprenditori “per bene”, come ad esempio hanno dimostrato a Parma. Il nostro giornale mesi fa ha riportato un altro effetto collaterale che lega il Clan dei Casalesi a Parma, oltre alla Parmalat che veniva imposta alla nostra gente a suon bombe grazie a rapporti commerciali suggellati da regolari contratti (!!!), ed agli investimenti fatti nella città emiliana grazie alle teste di ponte reclutate nell’ambito dell’imprenditoria locale, c’è un caso diverso, quello della ditta Emini di Aversa, di cui è titolare Francesco Emini. Vittima come tanti di un’estorsione chiamato a testimoniare dagli inquirenti ebbe il coraggio di raccontare la verità, da allora vive sotto scorta non si è potuto occupare al meglio delle attività dell’impresa, tanto che molti cantieri aperti in giro per l’Italia sono stati abbandonati. Per l’estorsione ad Emini avvenuta principalmente a Lusciano, dove sono stati condannati esponenti di primo piano della politica locale, la Corte di appello di Napoli (presidente Troise) ha confermato quasi in pieno le condanne emesse in primo grado dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti degli imputati, quelli che a suo tempo avevano scelto il rito ordinario: Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e Mezzanotte, 8 anni, Luigi De Vito, 8 anni, Giuseppe Cristofaro, 1 anno e 6 mesi, i pentiti Luigi Diana e Domenico Bidognetti, 3 anni e 6 mesi, per Vincenzo Di Bona 6 anni. Dopo il processo numerosi dipendenti hanno perso il lavoro, un esempio chiaro di cosa significa Camorra, che in questo caso ha fatto un piacere indiretto ai concorrenti del Nord che giustamente, in alcuni casi, si sono visti aggiudicare gli appalti abbandonati forzosamente da Emini. Importanti opere erano in corso a Rimini, Bergamo ed in particolare a Parma. Nella città emiliana, Emini stava realizzando un collettore fognario in Via Sidoli, lo svincolo della tangenziale in Via Budellungo ed una parte del campus universitario, qust’ultima opera non è stata ancora riappaltata, come hanno ricordato ieri su Repubblica Parma Giacomo Talignani e Francesco Nani. Un’altra sentenza relativa alle estorsioni contro Emini è quella emessa dal giudice dell’udienza preliminare di Napoli, Paola Russo, si tratta degli nindagati che hanno scelto i riti alternativi: Nicola Verolla, Pasquale Cristofaro e Gennaro Santagata (8 anni); Antonio Cristofaro e Luigi Tamburrino (6 anni); Palmina Ferrara (4 anni esclusa l’aggravante camorristica), Vincenzo Tamburino, Luigi D’Alessio, Michela Cantone e Natalia Vitale (2 anni, esclusa l’aggravante camorristica) e Salvatore Tamburino (1 anno e 4 mesi esclusa l’aggravante camorristica). Secondo le accuse un ruolo fondamentale in questa vicenda lo avrebbe avuto la famiglia Cristofaro di Lusciano, uno degli imputati, Gennaro Santagata, era presidente del Consiglio Comunale di Lusciano (14 mila abitanti) dello Sdi, Cristofaro negli anni ’80 è stato sindaco. Adesso il Comune, ultimamente retto dal centro destro, è commissariato per infiltrazioni camorristiche, i partiti perché candidano persone infiltrate?
Salvatore Pizzo