I motori dei trattori accesi fin dalle prime luci dell’alba, il fumo bianco degli scarichi che si alza nel cielo autunnale. Lunedì 26 ottobre 2026, Casal di Principe ha vissuto una giornata storica, in cui il mondo dell’agricoltura si è preso la strada per lanciare un grido d’allarme compatto contro una crisi economica che rischia di desertificare il futuro del territorio.
La mobilitazione, partita alle 8:30 dal piazzale dello Stadio Comunale “Scalzone”, ha visto una partecipazione massiccia di agricoltori e gli allevatori locali, spina dorsale dell’economia dell’ Aversano. Al centro della protesta degli agricoltori c’è un cappio che si stringe ogni giorno di più: il carovita. I manifestanti denunciano rincari insostenibili sui beni di prima necessità per l’impresa agricola, a partire dal gasolio agricolo, passando per l’energia elettrica fino ai concimi. Costi di produzione alle stelle che non vengono minimamente compensati dai prezzi di vendita. “Ci pagano i prodotti una miseria, mentre sui banchi dei supermercati i prezzi triplicano. Così non possiamo più raccogliere, siamo costretti a fallire”, si leggeva su uno degli striscioni in testa al corteo. La richiesta che si leva forte è chiara: l’immediata proclamazione dello stato di crisi per i comparti agricolo e zootecnico della Campania e l’attivazione di tavoli tecnici governativi per calmierare i costi energetici e garantire prezzi minimi d’acquisto dignitosi per chi lavora la terra. I motori dei trattori, per ora, si sono spenti, ma lo stato di agitazione resta aperto.