“Ambiente Cultura Educazione”, Questo il titolo del convegno che il MEIC di Frattamaggiore terrà giovedì prossimo, 28 novembre, presso l’aula magna dell’ASL NA2 Nord, in via Vergara, alle 17,30. Tale convegno – necessitato dalla drammatica situazione in cui versa la nostra regione e, in particolare il nostro territorio, tristemente rinominato Terra dei Fuochi e dei veleni, con le tragiche conseguenze nella vita delle famiglie e dei cittadini, abitanti di detti territori – vuole allargare la riflessione ad una domanda di fondo: a chi appartiene la terra?

La risposta è che essa è appartenuta a miliardi di esseri viventi che sono esistiti prima di noi; appartiene oggi ai miliardi che la abitano; appartiene – sottolineo il presente del verbo – a coloro che verranno dopo di noi. Questo significa che siamo responsabili del presente e del futuro del pianeta terra. Quest’affermazione di principio, per poter essere efficace, deve necessariamente farsi storia e orientare la prassi, tenendo presente che la traduzione dei principi non può essere attuata semplicemente con l’impegno del singolo, men che meno, con le sole buone intenzioni; è imprescindibile il ricorso alle mediazioni che permettono a questi principi di concretizzarsi nella realtà e di muovere la prassi individuale e collettiva nella direzione giusta. Questa la ragione per cui il convegno del MEIC non vuol essere un appuntamento puramente teorico e fine a se stesso. Riteniamo che le mediazioni principali siano: primo, la politica; luogo dove i vari interessi particolari devono essere finalizzati agli interessi generali. In teoria, ad esempio, non c’è incompatibilità tra economia e ecologia, entrambe hanno la medesima radice greca: eco da oikos, cioè dimora. Nella prassi, però, esse si mostrano incompatibili, cosicché garantire l’ambiente sembra penalizzare l’economia, in primo luogo l’occupazione; garantire la produzione economica sembra penalizzare l’ambiente. La compatibilità non si attua automaticamente né per via della sola autoregolamentazione dell’economia, della scienza e della tecnica, è richiesto il controllo democratico, mediante la decisione politica, alla quale il cittadino ha il diritto-dovere di partecipare. Seconda mediazione è l’informazione oggettiva; decisiva per una buona o cattiva responsabilità politica, nel nostro caso nei riguardi dell’ambiente. Il cittadino condiziona responsabilmente la politica quando è capace di smascherare una informazione manipolata (vedi i documenti secretati delle dichiarazioni del pentito Schiavone). Una terza mediazione importante sono i movimenti e le associazioni; ispirati dalla cultura della cittadinanza attiva. Essi sono luoghi dove le importanti esigenze etiche sono avvertite in anticipo sulla coscienza collettiva; ma devono essere anche luoghi dove le esigenze etiche trovano concreta attuazione con cortei, manifestazioni, discussioni e progettazioni. Constatiamo con soddisfazione l’emergere di una rinnovata cultura ambientale, che si coglie: nel risveglio di una coscienza ecologica; nella consapevolezza crescente dell’esigenza di rivedere l’attuale modello di sviluppo; in una nuovo stile di vita che privilegia la sobrietà, fino ad oggi emarginata dalla cultura della quantità, dello spreco, dell’apparenza. Il passaggio da un rapporto distruttivo ad un rapporto costruttivo con la natura può apparire una utopia. Ma l’utopia non è il rovescio della realtà, è la realtà di domani che comincia ad essere cercata nell’oggi della storia. E’ quanto si ripropone questo incontro del MEIC che vuole aprire alla speranza di un ambiente abitabile per le generazioni presenti e per quelle che vengono dopo di noi.
Rosaria Capone
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