Uomini, fatti e ritratti
A cura di: Alessandro Carotenuto -Testo di: Germano Carotenuto
Illustrazione di: Carlo Capone, sito web:www.carlocapone.it ; e-mail: caponart@alice.it
(Osservatorio Cittadino)
Didascalia sotto il ritratto: Antonio Balsamo durante una jam session
ANTONIO BALSAMO
(il sassofonista gentile)
La vocazione musicale della nostra città è un dato di fatto incontestabile. Simbolo generalmente riconosciuto di questa vocazione è certamente la “triade classica” composta da Domenico Cimarosa, Niccolò Jommeli e Gaetano Andreozzi. Ma la verità è che questi tre superbi musicisti non sono che la punta dell’iceberg del vasto patrimonio musicale aversano, fatto anche di artisti misconosciuti e non per questo meno interessanti e significativi. A partire dal notevole Orazio Giaccio, attivo durante la prima metà del Seicento e la cui storia è ancora tutta da scoprire, fino ad arrivare al maestro Domenico Parmeggiano nella seconda metà dell’Ottocento, è possibile scorgere una lunga traccia che attraversa i secoli e si estende fino ai giorni nostri. Anche nella nostra epoca, infatti, Aversa ha avuto un ruolo per nulla marginale nelle vicende musicali nazionali ed internazionali. Qui si può dire che sia nato l’R&B italiano, con Vito Russo, Mario Musella, James Senese; qui è sorto il leggendario “Jazz Club” intitolato alla memoria di Lennie Tristano (altro colosso musicale di origini aversane), che diventò uno dei centri più famosi per il jazz in Europa; qui, negli ultimi decenni, innumerevoli talenti sono sbocciati andando a rinfoltire le fila della già consistente legione sonora della città. Tra questi spicca senza alcun dubbio il nome di Antonio Balsamo, ultima grande perla musicale che la nostra terra abbia partorito.
Egli nacque ad Aversa il 21 luglio del 1934, nel rione Savignano, dove visse la sua infanzia nell’attuale via Toti. Figlio d’arte, in quanto suo padre era maestro della banda musicale aversana, si diplomò in “clarinetto” e “strumentazione per banda” presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli.
Balsamo scoprì presto nel sassofono il suo strumento prediletto, strumento al quale il suo nome rimarrà legato per sempre, e che divenne quasi una propaggine artificiale del suo profondo mondo interiore. Attraverso il sax Tonino diceva forse tutto ciò che nella vita preferiva tacere, sottraendosi alle polemiche spicciole e al chiacchiericcio vuoto, con uno stile tipico delle persone di grande sensibilità. Fu proprio grazie al suo impegno, e alla sua forte passione, che lo studio del sassofono venne introdotto nei Conservatori di tutta Italia, che fino ad allora avevano preferito snobbare questo strumento.
Balsamo fu direttore d’orchestra, compositore, docente di musica, e arrangiatore di caratura internazionale. Suonò nelle prestigiosissime orchestre del “San Carlo”, della “Scarlatti”, delle sedi RAI di Napoli, Milano e Roma, diretto da Muti, Trovajoli, Pradella, Bohm, Ferrio. Si esibì in tutte le più grandi città d’Europa, ma famosi sono rimasti anche i concerti a Beirut, a Casablanca, e soprattutto la tournée che nel 1977 lo condusse da solista e da direttore d’orchestra in ventiquattro città del Giappone, tra cui Tokyo, Hiroshima e Osaka, in jam session con musicisti che ruotavano nell’orbita del grande jazzista nipponico Sadao Watanabe. Del resto fu proprio il jazz il suo terreno musicale d’elezione, perché fu in questo genere che egli riuscì ad esprimere al meglio la sua creatività e il suo notevole talento. Non fu un caso, infatti, se in breve tempo si trovò a collaborare con alcune tra le più grandi personalità jazzistiche di sempre: da Duke Ellington a Maynard Ferguson, da Astor Piazzolla a Phill Woods, a Max Roach e tanti altri, ognuno dei quali seppe riconoscere in “Tonino” un vero maestro.
Celebre fu anche l’incontro con Vinicius de Moraes, il padre della “bossa nova” brasiliana, ed importanti furono le sue collaborazioni italiane con musicisti quali Giancarlo Schiaffini, Eugenio Colombo, Rino Zurzolo, Giorgio Gaslini, Rosario Jermano, Lino Cannavacciuolo, Ernesto Vitolo, ed ancora con cantanti di musica leggera, come Ornella Vanoni e Mario Merola.
Tanto vi sarebbe ancora da scrivere sul nostro artista, ma ci limiteremo a ricordare ciò che segue:
egli compose colonne sonore sia per il teatro che per il cinema, lavorando al fianco di Eduardo e Luca de Filippo, Antonio Sinagra, Carlo Lizzani, Roberto de Simone e Liliana Cavani; fu maestro presso i Conservatori di Napoli, Avellino, Salerno e Campobasso (dove dal 2001 gli è stato intitolato un importante festival musicale per sassofonisti); la sua discografia, che attraversa tutti i generi musicali, è vastissima ed è prova del suo eclettismo; le sue apparizioni televisive furono innumerevoli, e frequenti furono anche le sue esibizioni da solista in radio e in trasmissioni TV, tra le quali l’ultima fu quella al “Maurizio Costanzo Show” negli anni ’90; un suo brano, inciso insieme al grande batterista Alfredo Golino, fu inserito nell’LP allegato all’Enciclopedia “I Grandi del Jazz”, edita dalla FABBRI EDITORI.
Insomma, come abbiamo detto, sull’artista Antonio Balsamo vi sarebbe ancora tanto da scrivere, ma forse di più vi sarebbe da scrivere sull’uomo.
Per chi come me non ha avuto la possibilità e l’onore di conoscerlo di persona, l’unico modo per saperne qualcosa è quello di parlarne con chi ha vissuto e lavorato con lui. Ecco, si rimane colpiti, ancor più che dal riconoscimento unanime del formidabile talento, dalla personalità che emerge dalle testimonianze raccolte: il rispetto, l’educazione, la profonda umiltà, la discrezione, la riservatezza, e in definitiva la gentilezza nel suo significato più ampio. Queste le cose che, quasi più che della sua musica, ognuno ci tiene a raccontare di Tonino. Ciò che ho visto attraverso le parole di chi l’ha conosciuto è stata l’immagine d’un Uomo nel senso più compiuto del termine, che con la sua vita ha donato alle nuove generazioni un luminoso esempio da seguire.
Antonio Balsamo morì ad Aversa il 9 aprile del 1998 e l’amministrazione comunale, appena tre anni fa, dedicò un parco alla sua memoria che ad oggi versa in uno stato di triste abbandono. Qui, nonostante la presenza di un piccolo anfiteatro adatto allo scopo, ancora nessun evento, musicale o di altra natura, è stato realizzato, e forse nemmeno concepito, per omaggiare una figura che, nonostante la nostra inclinazione all’oblio, non potrà che conservare un posto prezioso nel Pantheon dei grandi musicisti di questa città.
Germano Carotenuto
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