I carabinieri hanno arrestato nuovamente l’avvocato aversano Carmine d’Aniello, i militarti hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (I Sezione Penale Collegio A). Il provvedimento è stato chiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. D’Aniello è stato il difensore di fiducia di Francesco Bidognetti, alias “Cicciotto e Mezzanotte”, e lo scorso 7 novembre è stato condannato, in primo grado, a 3 anni di reclusione per favoreggiamento reale aggravato e continuato.
Il legale era stato contestualmente scarcerato per l’affievolimento delle esigenze cautelari, determinato anche dal fatto di essere impedito ad esercitare la professione forense in quanto sottoposto a sospensione dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere. Tuttavia, il 9 dicembre 2011 il Consiglio dell’Ordine ha revocato la sospensione e riammesso il penalista all’esercizio della professione. In tale veste, nel corso dell’udienza del 21 dicembre 2011 nell’ambito del processo a carico di affiliati al gruppo Iovine del Caln dei Casalesi, il legale (anche se non presente in aula) è stato nominato codifensore di imputati accusati di associazione per delinquere di tipo camorristico (già in passato assistiti da D’Aniello). Uno di questi imputati (attualmente sottoposto all’obbligo di dimora a Venafro, provincia di Isernia), inoltre, ha chiesto di essere autorizzato a recarsi due volte al mese a Napoli e ad Aversa per intrattenere colloqui con i suoi difensori, uno dei quali è appunto D’Aniello. L’Autorità Giudiziaria, ravvisa “in tale condotta il pericolo di reiterazione di condotte analoghe a quelle per cui d’Aniello è stato condannato, ha disposto pertanto l’applicazione del provvedimento cautelare a suo carico” – dicono gli inquirenti – “le condotte penalmente rilevanti per le quali lo stesso è stato condannato attengono proprio a sviamenti dei mandati difensivi da lui ricevuti nel corso del tempo, in particolare in processi in cui erano coinvolti elementi di vertice del clan “dei casalesi”. Nel provvedimento cautelare, è messo in evidenza il fatto che D’Aniello non si è posto il problema di evitare contatti con “quell’ambiente” dal quale provengono le accuse penali ritenute fondate nei suoi confronti ed ha inteso la riammissione da parte del Consiglio dell’Ordine come totale libertà di interpretazione dei suoi ruoli difensivi in ogni tipologia di processi, anche se si tratta di soggetti accusati di essere inseriti organicamente all’interno del clan “dei casalesi”, evidenziando, secondo la tesi della Procura, “in tal modo di non possedere una capacità di “autolimitazione” che possa scongiurare il pericolo di reiterazione di condotte analoghe a quelle per cui è stato condannato”.