Il sindaco di Casal di Principe, Pasquale Martinelli, ha nominato assessore all’Istruzione, all’Urbanistica e ai Beni confiscati alle mafie Angelo Ferraro, indagato per voto di scambio politico mafioso e cugino di Nicola Ferraro, ex consigliere regionale arrestato nel 2010 per associazione mafiosa. Il fatto è stato segnalato con una denuncia pubblica di Marilena Natale, giornalista di Aversa, che l’ha indirizzata
al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e a numerose autorità. Ferraro ha risposto anche lui con affermazioni diffuse alla stampa: “Rispetto il lavoro della giornalista Marilena Natale ma in questo caso non posso condividere le critiche contenute nella sua lettera. Certo, sono coinvolto in un’indagine ma finora non sono andato dinanzi a nessun giudice e non ho ricevuto alcuna condanna. Anzi, ho chiesto più volte di essere ascoltato dai magistrati inquirenti ma non lo hanno ritenuto opportuno. Sono fiducioso nel lavoro della magistratura e attendo con serenità l’epilogo di questa vicenda, poiché ho la coscienza a posto” – e continua – “Il padre dell’ex consigliere regionale Nicola Ferraro era un lontano cugino di mio padre, quindi non credo nemmeno che possiamo parlare di parentela. E comunque io vengo da una famiglia numerosissima, ho 75 cugini, tra primo e secondo grado, e se tra questi uno ha preso una strada diversa non sono certo mie le responsabilità”. Il riferimento di Angelo Ferraro è al suo cugino Sebastiano Ferraro, elemento del clan dei casalesi, al quale fu confiscato anche un terreno a Casal di Principe. E proprio questo è un altro punto della polemica, ossia che Ferraro, avendo la delega ai beni confiscati, vada a gestire proprio una ex proprietà del cugino. Ma l’assessore chiarisce: “I beni confiscati non li gestisce il Comune, ma il consorzio Agrorinasce, dove non credo assolutamente gravitino dei camorristi. La mia delega è solo un ‘tramite’ tra Comune e consorzio, col quale vogliamo intraprendere iniziative mirate ad un risparmio per le casse dell’Ente. Parlo del progetto di ubicare in beni confiscati le tre scuole materne e le sedi di polizia municipale e protezione civile attualmente collocate in locali privati, per i quali il Comune paga dei fitti”. Secondo l’assessore, oggi Casale è “il comune più legale d’Italia, grazie ai pressanti controlli della magistratura e delle forze dell’ordine”, e, pertanto, “solo un pazzo potrebbe pensare di poter favorire la criminalità” – poi conclude – “non volevo nemmeno accettare l’incarico, ma gli insistenti inviti della maggioranza, delle associazioni e del caro Don Carlo Aversano mi hanno convinto e li ringrazio per questo. Oggi, alla luce di questa polemica, avevo pensato di dimettermi, ma sarebbe stato come confermare responsabilità che invece non ho. Quindi vado avanti e invito tutti a giudicarmi, anche col pugno di ferro, ma per la mia attività amministrativa”. Nella vicenda ha preso posizione anche Giovanni Allucci, amministratore delegato di Agrorinasce, consorzio per il recupero dei beni confiscati alla camorra costituito dai Comuni di Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Casapenna, San Marcellino, Santa Maria la Fossa e Villa Literno. “Non entriamo nel merito delle scelte politiche dei sindaci soci del consorzio, ma è un messaggio che non mi piace, per una questione di opportunità. Non era il caso di scegliere un indagato per un incarico del genere”.