A fine 2008 la BCC di Aversa è stato oggetto, come di prassi, di ispezione da parte di Banca d’Italia. Dall’ispezione, condotta in meno di un mese, emersero presunte irregolarità legate all’antiriciclaggio e presunte insolvenze di quasi la totalità dei clienti affidati. Da qui, la nomina di commissari straordinari, che dopo sessanta giorni relazionarono all’Organo di vigilanza la necessità di una liquidazione coatta amministrativa prima e la vendita per un euro alla Banca di Sviluppo del credito cooperativo (avvenuta dopo mezz’ora dalla liquidazione).
Il provvedimento di liquidazione coatta non è stato ancora pubblicato e la vendita è stata effettuata con clausola sospensiva dopo sei mesi. Dopo sei mesi di indagini, analisi, controllo dati, riscontri, un gruppo di soci ha ritenuto contestare la procedura seguita dall’Organismo di Vigilanza a partire dalle operazioni di ispezione di fine 2008. Secondo i ricorrenti: “Le stesse operazioni non hanno tenuto in considerazione che tutte le BCC hanno una dimensione minimale e per gran parte dei servizi si appoggiano a società prodotto del mondo del credito cooperativo e sulle Federazioni locali, così come per supportare l’operatività bancaria”- gli stessi in una nota attaccano: “Sulla presunta insolvenza dei clienti della banca, i cui affidamenti erano tutti controgarantiti da garanzie reali, sorprende la capacità dei due ispettori di valutare e peritare masse amministrate per oltre 30 miliardi di vecchie lire, attraverso un procedimento sommario e cartaceo, inaudita altera parte, con un meccanismo “margherita”: paga non paga”. Da tutto ciò, ad arrivare alla chiusura e cessione delle attività e passività di una struttura economicamente avviata, già ben inserita nel contesto sociale territoriale, convenzionata con la CCIAA e fiduciaria del Tribunale di Santa Marica C.V.. La procedura di liquidazione coatta amministrativa e successiva cessione delle attività e passività ha generato, inoltre, “rilevanti costi a carico della collettività e dei soci, che inducono, quindi, alla ricerca di soluzioni meno onerose”. Di qui, la richiesta dei soci agli Enti Competenti e al Ministro Tremonti di un provvedimento per far luce sulle procedure onde evitare un danno patrimoniale ai soci cooperatori che hanno visto azzerato il capitale per effetto di perdite e operazioni prive di fondamento tecnico probatorio e il conseguente esproprio “indiretto” dell’Istituto. Avverso la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che dichiarava l’insolvenza sulla base dei documenti predisposti dai liquidatori è stato proposto ricorso alla Corte di Appello di Napoli, azzerava il valore dei verbali ispettivi e decideva che era tutto da rifare, nominando un super-consulente per la valutazione della Banca alla data della cessione per verificare l’esistenza dei presupposti della liquidazione. Le operazioni peritali sono, ad oggi, ancora, in corso.