A un anno e mezzo dall’apertura al pubblico, Parco Grassia si è trasformato nel simbolo dell’abbandono e del disinteresse dell’attuale Amministrazione comunale nei confronti delle periferie cittadine che, stando ai programmi pre-elettorali, intendeva recuperare, in termini di vivibilità e servizi. E’ quanto sostengono i residenti dei condomini affacciati sull’area verde che utilizzano lo spazio per portare a spasso i cani o,
per chi non possiede questi piccoli amici, come percorso breve, alternativo a quello più lungo che dovrebbero effettuare per andare da via Maiuri alla stazione ferroviaria. “Avendo le chiavi del cancelletto interno possiamo raggiungere più rapidamente via Atellana” dice una residente incontrata mentre portava il suo cane a spasso nell’area che però, come ha affermato, non è frequentata da nessun altro. Solo residenti con cani, niente bambini, né mamme con carrozzine. Perché l’erba alta, con le insidie che nasconde, e lo stato d’abbandono totale dell’area non sembrano favorire la frequentazione del parco (?), né di giorno, né di notte dove le tante, troppe lampade fuori uso -ne abbiamo contato ventuno- impediscono di vedere oltre un palmo di naso. Insomma praticamente nessuno frequenta il parco se si fa eccezione per qualcuno che utilizza la struttura d’ingresso come spazio privato per arrostire carciofi su una graticola a carbonella che abbiamo trovato, con tanto di carbonella non usata, collocata accanto ai servizi igienici che, ovviamente, sono chiusi come è chiusa la stanza destinata a diventare luogo d’incontro per gli eventuali frequentatori del parco, usata da qualcuno che, evidentemente, ne possiede la chiave, in saletta da gioco privata in cui trascorrere il tempo con gli amici, giocando a calcio balilla. Possibile che era questo l’obiettivo che intendeva centrare il sindaco quando ha aperto all’uso pubblico parco Grassia? Oppure non è informato delle condizioni in cui versa?
ANTONIO ARDUINO